A nudo. Helmut Newton all’Ara Pacis 

22 Febbraio 2024

Fino al 17 marzo sarà visitabile a Roma, presso il Museo dell’Ara Pacis, Helmut Newton. Legacy, una retrospettiva sul fotografo che ha definito, con i suoi scatti, un modo rivoluzionario di rappresentare il corpo femminile nella fotografia di moda. La mostra ne ripercorre la produzione secondo un percorso cronologico pensato per un ampio pubblico di fruitori, grazie alla collaborazione con Rai Pubblica Utilità e Rai Cultura, il Dipartimento Politiche sociali e Salute – Direzione Servizi alla Persona di Roma Capitale e Cooperativa Segni d’Integrazione – Lazio e Radici Società Cooperativa Sociale: «Audiodescrizioni, video LIS e disegni tattili, disponibili in mostra e scaricabili online, sono gli strumenti di accompagnamento al percorso. Per tutto il periodo di apertura dell’esposizione è inoltre previsto un servizio di visite tattili e visite con interpreti LIS gratuite». 

Dagli anni Sessanta agli anni Duemila le sale ripercorrono le fasi di un progressivo stravolgimento del modo di intendere la femminilità e il suo modo di guardarla. Se nei primi decenni prevale, nella fotografia di Newton, anzitutto una ricerca compositiva enfatizzata dalle geometrie di abiti di gusto Mod, già negli anni Settanta le donne rappresentate presentano un’attitudine più individuale, ribelle e maggiormente caratterizzata. Il culmine viene raggiunto con i notissimi Big Nudes degli anni Ottanta: le modelle sono ritratte a grandezza naturale, in posa stante, gli occhi puntati in quelli dell’osservatore. L’atteggiamento provocatorio e incombente di queste figure non ammicca, ma intimidisce; al di là delle loro braccia conserte non è possibile imporre su di esse uno sguardo mercificante. Dagli anni Novanta in poi le figure diventano più inquietanti, più estreme le loro pose. 

Il percorso si insinua con linearità all’interno dei cambiamenti sociali e di costume degli ultimi decenni, restituendone un prezioso ed elegante documento. Non soltanto modelle statuarie, ma anche ritratti catturati con la stessa netta definizione, anche nei toni più intimistici. Ne emerge una storia della cultura visuale per scatti e frammenti, nei quali si percepiscono anche riferimenti a estetiche cinematografiche (Fellini, Antonioni) e referenze sociali. Non solo bella superficie, insomma. 

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