Cronicario, di Dario Tomasello

22 Febbraio 2024

È uscito recentemente per Marsilio Editore Cronicario, di Dario Tomasello. L’autore, docente ordinario e coordinatore del DAMS di Messina, è fondatore del Cenro internazionale di studi sulla performatività delle arti e degli immaginari sociali (UNIVERSITEATRALI). Non a caso, questo suo ultimo lavoro, come una sorta di prosodia tascabile, appare pensato più per una lettura orale e condivisa, e meno per un atto privato.

Cronicario è un luogo di morte, il sanatorio che accoglie le spoglie dei defunti; altrettanto funerea è Giadida, la nuova, luogo effettivo e dell’anima, sospeso all’intersezione di dimensioni contrapposte. Tra oriente e occidente, in questa cittadina si svolge un fatto da cronaca nera. Ad esso si allude in una rapida successione di versi, nei quali si incastonano parole siciliane, arabe e di ogni registro. Frasi spezzate rompono il racconto fino a restituirne un anti-testo, un linguaggio che si nega in un atto di autocannibalismo. Cannibali sono i personaggi che, grotteschi, attraversano le vie di questo spazio surreale: oltre Giadida si cela un braccio di terra degradato e luminoso, sospeso in una collocazione ambigua, sopra il margine dello Stretto. Ibridi culturali sono i suoi abitanti, le sue vie, i suoi eventi; in una sorta di progressivo rito di iniziazione, il crimine si riscatta nella preghiera filiale conclusiva, anelito alla luce.

In questo breve testo l’autore condensa caduta e ascesi, susseguendole in un percorso ritmato, un po’ cunto, un po’ hip hop. L’impasto lessicale rompe la metrica, dissolvendo il verso in periodi irregolari e sincopati; attraverso di essi si svolge una storia corale e individuale che vuole sfuggire a ogni pretesa classificatoria. Sulla linearità prevale la frattura; i frammenti si accumulano ed esplodono distruggendo la frase e con essa ogni possibilità di linearità prosodica; lo stesso impianto drammaturgico è una raccolta di cocci susseguenti, tuttavia sottoposti alle leggi di un’imperscrutabile volontà. Anche nello smarrimento di vicoli troppo intricati, è possibile un incontro, una speranza.

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