Verso un’identità comune. Societas Siciliae

29 Aprile 2024

Fino al 10 maggio sarà possibile visitare Societas Siciliae, una collettiva a cura di Mario Bronzino e Gianluca Collica, presso la galleria Collica & Partners a San Gregorio di Catania. Un allestimento decentrato, che accoglie al suo interno le opere di alcuni tra gli artisti e le artiste più interessanti del panorama insulare contemporaneo (Francesco De Grandi, Daniele Franzella, Francesca Polizzi e molti altri). Il progetto nasce con l’intento di «fare comunità delle individualità e superare il vincolo del particolarismo che sembra condizione innata dell’isola».

Un fine ambizioso, quello di creare un “luogo di appartenenza”. Come ci dice uno dei due curatori, Mario Bronzino, lo sforzo principale è stato quello di addentrarsi nella specifica eterogeneità di ogni artista coinvolto: «La diversità tra un artista e l’altro può portare a una sorta di isolamento. Ma per noi questa è un punto di forza: in realtà, per questi artisti, un luogo di appartenenza esiste, anche se a volte lo rifiutano, a volte si pongono in contrasto rispetto ad esso. Il comune denominatore è nel non rientrare in un sistema generale».

Isolamento, in Sicilia, non può che essere una parola chiave: essa definisce al contempo una condizione geografica e metaforica sulla quale la mostra si interroga: «Il problema geografico è inevitabile: rispetto ad altri luoghi, la Sicilia non è facilmente raggiungibile. Tuttavia, nonostante la Sicilia sia un luogo apparentemente distante, la regione è stata oggetto di un crescente interesse. Forse il problema che maggiormente si lega a questa condizione di isolamento è questa sensazione di essere figli di nessuno. Da qui derivano poi le differenze tra i singoli linguaggi di ciascuno. Noi abbiamo voluto giocare su questa eterogeneità, volevamo che fosse visibile».

In che modo l’allestimento ha accolto questa diversità? Continua Bronzino: «Abbiamo giocato sul concetto di diversità, creando una serie di accostamenti attraverso rimandi imprevedibili. A volte è stato anche divertente mettere a contatto suggestioni simili, per creare nello spettatore una sorta di corto circuito».

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