Il Teatro Quirino Vittorio Gassman si apre alla formazione. Intervista a Micaela Miano.

15 Novembre 2024

Il Teatro Quirino Vittorio Gassman, realtà d’eccellenza nel panorama teatrale italiano, apre i suoi spazi alla formazione con la nascita della scuola d’arte drammatica Officine Quirino.


Dal 2014 la gestione del Teatro Quirino è passata a una società privata formata da operatori del settore come Alfio Breci, Rosario Coppolino che è AD del Quirino e il regista Guglielmo Ferro che è il direttore artistico.

Dinamicità e opportunità ai giovani sono i nuovi valori del Teatro Quirino e conseguente è stata l’idea di avviare una scuola di formazione.
Officine Quirino è una scuola professionalizzante per aspiranti attori e registi di età compresa tra i 18 e i 30 anni. Una realtà formativa all’interno del Quirino che offre agli allievi  la possibilità di vivere il teatro in tutti i suoi spazi.

Il palcoscenico diventa un luogo di formazione in un percorso biennale che consente ai giovani artisti di avvicinarsi alla professione dell’attore e del regista.


Lasciamo ora la parola a Micaela Miano con cui abbiamo scambiato due chiacchiere che, insieme al regista Guglielmo Ferro, dirige la scuola Officine.

Micaela che è drammaturga, traduttrice e ha diretto per 15 anni Gesti, contenitore teatrale di una rassegna di teatro europeo e di una scuola di teatro contemporaneo, ci racconta la nascita di Officine.

Ciao Micaela, sappiamo che hai iniziato la carriera a Catania, tua terra natale, passando per Londra per poi approdare a Roma. Cosa ti porti di queste tre città?


Queste città, che hanno segnato tre tappe importanti della mia vita, per me sono unite da una sola parola: Teatro.
Catania è una realtà con una lunga tradizione teatrale e una prolifica attività artistica, Londra, che con il suo West End ha un indotto impressionante, è una delle prime città al mondo a fare business con il teatro, mentre Roma è lì dove si concentra la maggior parte delle attività del teatro italiano. 
Di queste città mi porto dentro la creatività, il delirio energetico delle strade e la spinta innovativa.

Come le traduci in Officine Quirino?

Le traduco in una scuola destrutturata, contemporanea, con un metodo di formazione circolare.

Cosa intendi per metodo circolare?

Avendo l’immensa fortuna di agire dentro il nostro Teatro, con metodo circolare intendo un percorso formativo connesso all’esperienza lavorativa. Con un costante in&out tra l’allievo e l’artista, tra la classe e il gruppo di lavoro, Officine è un vivaio dove di fatto si forma la compagnia giovane del Teatro Quirino. 

Non è la tua prima esperienza in questo ambito, già nel 2007 eri alla direzione della scuola Gesti.

Si, già nel 2007 avevo avviato questa scuola di teatro contemporaneo per giovani attori e registi che ha funzionato molto bene. Alcuni dei miei ex allievi sono diventati dei professionisti del settore e qualcuno ha anche figurato nel cartellone delle scorse stagioni del Quirino. Quando sono tornata in Italia, con Guglielmo Ferro e Rosario Coppolino abbiamo ritenuto opportuno aprire il Quirino alla formazione dei giovani. Questo progetto nasce dal desiderio di formare una compagnia di giovani artisti che possano dare nuova linfa al teatro, anche in prospettiva del fatto che nel 2025 il Teatro Quirino si propone di diventare centro di produzione.

Allora il Teatro Quirino cosa rappresenta esattamente per la scuola?

Il Teatro Quirino, oltre a essere il luogo fisico in cui i ragazzi studiano, garantisce l’ingresso nel mondo artistico italiano attraverso una strada istituzionale. Che significa tutela, garanzia e sostegno durante tutta la fase di avviamento all’esperienza lavorativa degli allievi.
Il Teatro Quirino si farà carico di monitorare i progetti artistici dei nostri allievi, offrendo loro la possibilità di sfruttare una vetrina di primo ordine come quella del nostro teatro, che si trova nel centro di Roma con una capienza di 800 posti e un giro di più di 200.000 spettatori l’anno.
In previsione di divenire centro di produzione teatrale, il Quirino si prefigge di finanziare una rassegna di teatro contemporaneo strutturato ad hoc per i nostri ragazzi.


Mi sembra di capire che sia questa la straordinarietà della vostra scuola?

Si, infatti definirei Officine una scuola d’arte drammatica che agisce già come una piccola  compagnia. C’è un rapporto molto diretto con i docenti e quindi un lavoro personalizzato su ogni allievo. Per mantenere un’alta qualità accademica, abbiamo classi che non superano i dodici elementi, come una “perfetta compagnia shakespeariana”.
Come macchina produttiva il Quirino funge da volano per i loro progetti futuri.


A proposito degli allievi, come avviene la selezione?

I ragazzi sono scelti su provini molto accurati, alcuni fanno anche più di una prova perché vogliamo sempre essere responsabili delle nostre e delle loro scelte, senza mai illudere nessuno. Non vendiamo sogni! Non possiamo garantire che tutti loro diventino dei professionisti, ma possiamo garantire che da giorno 1 in Officine si diventi un team sportivo, senza mai risparmiarsi.
L’obiettivo è portare al massimo le potenzialità di ognuno dei ragazzi. 

Perché dici non vendete sogni?

Perché purtroppo in tante realtà si specula sui ragazzi, sulle loro ambizioni e sui loro sogni. Nel nostro ambiente è ancora più facile. Così succede che si offrano strade semplici, brevi ma tanto scivolose.

Cioè?

Credo che molti ragazzi facciano poca formazione e cerchino subito la fama, magari con una fiction o un film. Quindi cercano di cut corners, come dicono gli inglesi.
Si offrono scuole improvvisate o proposte lavorative che poi non lasciano nulla, perché una carriera non si costruisce su una scrittura o su un ruolo fortuito, ma su una formazione adeguata.
Se prendessimo ad esempio gli inglesi o gli americani, direi che non si può fare gli attori prescindendo dalla formazione dura e pura del teatro.
Per tornare alla metafora del vivaio sportivo, se hai talento e vuoi giocare in serie A devi imparare prima di tutto la tecnica. Ti devi allenare duramente. La palestra dell’attore è il teatro. E il teatro è difficile!

E gli allievi di Officine?

Sudano lacrime e sangue, perché provano sulla loro pelle quanto sia difficile stare su un palco! Però alla fine hanno negli occhi qualcosa di diverso da tutti gli altri, e di questo ne andiamo tutti molto orgogliosi.


E allora raccontaci una giornata tipo dei ragazzi di Officine?

Officine prevede una frequenza obbligatoria di 4 giorni a settimana, 20 ore di didattica frontale, più le ore di quella che chiamo “didattica passiva”, fatta di visione di spettacoli, di chiacchierate con il direttore tecnico, con gli addetti ai lavori delle produzioni, e gli incontri con gli artisti.
Ecco una loro giornata tipo: li trovo già in platea la mattina prima dell’inizio delle lezioni, a pausa pranzo mangiano con i docenti da Comedian, uno dei nostri bistrot. Concluse le discipline pomeridiane, rimangono a studiare negli studios o nei bistrot scambiando due parole con gli artisti che sono in cartellone. È capitato di trovare qualche allieva prendere un tè in compagnia di Monica Guerritore o di Moni Ovadia. O di ritrovarli con Alessandro Preziosi sul palco durante una loro classe o a fare da aiuto regia a Emilio Solfrizzi. Quando arriva la sera, puoi incontrarli in divisa a fare le maschere o al bancone dei bistrot.
Per noi è davvero una gioia averli in giro per il teatro tutti i giorni!


Anche la questione lavoro è una caratteristica o direi un Plus di Officine rispetto alle altre scuole, giusto?

Sì, il nostro obiettivo è quello di formare attori e registi e farli lavorare quando è possibile.

Il settore dello spettacolo è davvero complesso, ci sono migliaia di ragazzi in giro per provini in cerca di una parte. Alcuni molto bravi, molti senza un’adeguata preparazione. Il Teatro Quirino attraverso Officine prova a fare la sua parte in sostegno dei giovani. La scuola è partita da poco ma i progetti futuri sono tanti. Di certo, Officine offre qualità organizzativa altissima e formazione professionalizzante, e mi preme sottolinearlo tutela dei ragazzi. Non possiamo promettere tutto a tutti, ma facciamo il massimo quotidianamente per riuscirci. Carla, l’allieva regista, è già stata assistente alla regia in varie produzioni e lo sarà di nuovo in Moby Dick. Filippo, uno dei nostri allievi attori è stato scritturato nella stessa produzione.
In tutti i progetti in cantiere cerchiamo di trovare opportunità di impiego adeguate a loro.
Oltre a dirigere la scuola, sono la tutor degli allievi e ho un rapporto privilegiato e profondo con ognuno di loro. Molti arrivano da precedenti esperienze formative, e a me basta ricordare che, dopo un paio di mesi in Officine, mi dissero di non aver mai imparato così tanto.
Vi assicuro che studiare recitazione su un palcoscenico è fondamentale, perché il rischio di lavorare sempre in una sala è che i ragazzi si modulino sonoramente su una dimensione da camera, e quando si ritrovano su un palco non sanno “portare la voce”. Per un attore che deve farsi sentire dall’ultimo spettatore in fondo alla platea ci vuole tecnica e tante ore di pratica in un teatro.


Chiudiamo dando uno sguardo alla parte tecnica, parliamo delle discipline e dei docenti di Officine.

Ho un gruppo di lavoro eccellente sia da un punto di vista professionale che umano. Si lavora in super armonia. Guglielmo Ferro, che è anche il direttore didattico, si occupa di regia insieme a Nicoletta Robello. Il comparto recitativo è affidato a Sergio Basile che lavora sulle diverse tecniche recitative, Ludovica di Donato che offre la parte più ludica e muscolare della recitazione. Doris Von Thury che insegna il Metodo Chubbuck che è più cinematografico. Nella sfera tecnica rientra la tecnica vocale di Melania Giglio, la dizione e la tecnica di narrazione di Elena Fanucci, il movimento di Giuditta Cambieri. Oltre alle discipline di base, una serie di workshop hanno funzione di arricchimento come la Tecnica Meisner, Lecoq, Mimica facciale, recitazione cinematografica e teatro danza. Tutti i docenti sono profili professionali di alto livello: Roberto Cavosi, Alessandro Checchini, Fioretta Mari, Alessandro Marzotto Levy, Mario Scaletta.


Allora buon lavoro e in bocca al lupo per le selezioni che immagino stiate ancora facendo

Sì, terremo aperte le audizioni ancora fino a dicembre.
Chi fosse interessato può inoltrare la domanda di ammissione, scaricabile dal nostro sito web www.quirinoofficine.it, e inviarla a officine@teatroquirino.it

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