Le Backrooms di Kane Parsons tra inquietudine e psiche

28 Maggio 2026
Chiwetel Ejiofor Courtesy of A24

Nel lontano 2019 un utente pubblicò sul sito web 4chan la foto di una stanza vuota dalle pareti e dalla moquette gialla. In risposta a quell’immagine un altro utente commentò: “Se non stai attento e ti ritrovi fuori dalla realtà nelle zone sbagliate finirai nelle Backrooms, dove non c’è altro che la puzza di vecchia moquette umida, la follia del giallo monocromatico, l’incessante rumore di fondo delle luci fluorescenti al massimo ronzio e circa seicento milioni di miglia quadrate di stanze vuote segmentate a caso in cui rimanere intrappolati. Che Dio ti salvi se senti qualcosa aggirarsi nelle vicinanze, perché di sicuro ha sentito te”.

Giocando sul concetto di spazi liminali, ovvero quei luoghi che suscitano inquietudine, nostalgia e malinconia perché sembrano appartenere alla nostra vita, il post fa il giro del web diventando una vera e propria leggenda metropolitana. Tutto cambia quando nel 2022 Kane Pixels, nome d’arte di Kane Parsons, pubblica su Youtube il cortometraggio horror The Backrooms (Found Footage). Da quel momento la storia si amplia ulteriormente e i cortometraggi del giovane diventano un fenomeno globale. Tanto che nel 2023 arriva l’annuncio di A24 di voler lavorare a un adattamento cinematografico diretto dallo stesso Parsons. Tre anni dopo Backrooms si può finalmente vedere nelle sale italiane distribuito da I Wonder Pictures.

Un portale appare nel seminterrato di un negozio di mobili gestito da Clark (Chiwetel Ejiofor, 12 anni schiavo, Bridget Jones – Un amore di ragazzo), un uomo solo e depresso con un lavoro in crisi. Attratto dal mistero Clark decide di attraversare il portale e si ritrova in una dimensione ultraterrena, dove corridoi e stanze si susseguono in un loop infinito e nascondono la presenza di un’entità pericolosa. La sua terapista Mary (Renate Reinsve, Sentimental Value, La persona peggiore del mondo), preoccupata per la sua scomparsa, varcherà quella porta per cercarlo.

Con queste premesse Backrooms non poteva che essere un film estremamente interessante, ansiogeno e a tratti claustrofobico. L’adattamento cinematografico dell’opera di Parsons coinvolge completamente lo spettatore trascinandolo all’interno della storia senza dargli la possibilità di distogliere lo sguardo.

Si esce dalla sala con la sensazione di aver assistito a una storia che sceglie di lasciare spazio al mistero. Non spiega, non offre risposte, non spinge verso una determinata interpretazione ed è proprio questa ambiguità a rendere il film così affascinante.

Backrooms non è solo un horror, è un racconto sulla psiche umana, sulla solitudine, sulla vita che altro non è che un loop infinito di giornate che molto spesso soffocano l’uomo. Mostra il segno che lasciano i traumi, gli errori che si ripetono e che segnano inevitabilmente quello che siamo. È come se le Backrooms diventassero la nostra mente: un luogo da cui cerchiamo di scappare senza, però, riuscirci. Siamo prigionieri di noi stessi. Ma soprattutto il lungometraggio affronta il tema della memoria e dei ricordi, di come ogni persona, oggetto o luogo venga memorizzato dalla mente in maniera distorta. C’è sempre un dettaglio mancante, qualcosa di sbagliato.

Attraverso una regia originale, che alterna inquadrature definite ad altre che imitano l’effetto di una cassetta VHS, una colonna sonora trascinante e colori che trasmettono perfettamente il senso di soffocamento delle Backrooms, il film di Kane Parsons raggiunge lo spettatore in maniera intensa, quasi sensoriale, come se si potessero percepire gli odori e i silenzi di quelle stanze.

Nonostante la storia catturi l’attenzione, il ritmo del film è in alcune scene più lento e pesante e ciò penalizza la tensione crescente delle scene all’interno delle Backrooms. L’opera di Parsons è comunque in grado di intrattenere e trasportare in una dimensione lontana dal nostro spazio-tempo, una da cui si vorrebbe fuggire, ma che, allo stesso tempo, affascina per le emozioni che suscita.

Nel film – prodotto da A24, Chernin Entertainment, North Road Films, 21 Laps Entertainment, Atomic Monster, Oddfellows Pictures e Phobos – anche Mark Duplass, Finn Bennett e Lukita Maxwell.

Renate Reinsve
Courtesy of A24

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