L’attesa è finalmente finita, oggi 18 giugno è uscito nelle sale italiane Toy Story 5, diretto da Andrew Stanton (Alla ricerca di Nemo) e co-diretto da Kenna Harris (Luca), nuovo capitolo di una delle saghe d’animazione più amate di sempre.
Jessie, Woody, Buzz e tutto il resto della banda sono stati lasciati a Bonnie, una timida e dolce bambina che fatica a fare amicizia e che ama giocare e proprio per questo si sente diversa dagli altri. Quando i genitori decidono di regalarle un Lilypad, un tablet per bambini, i giocattoli si ritroveranno a dover fare i conti con la tecnologia e con il rischio di essere messi da parte per sempre.

Dopo sette anni, Disney Pixar riporta il pubblico nell’universo dei giocattoli con una storia che parla del presente senza abbandonare il fattore nostalgia. Se, però, nei precedenti film i protagonisti erano spaventati dalla competizione che metteva a rischio la loro vita, in questo nuovo capitolo hanno paura per le sorti dei loro bambini, alienati dalla tecnologia.
È proprio la tecnologia e le conseguenze che ha sulle persone, più nello specifico sui bambini, il tema centrale del film. Toy Story 5 mette in scena le due facce della tecnologia, i benefici e le conseguenze negative che comporta. Mostra l’alienazione che può provocare, il modo in cui sottrae tempo e modifica l’attenzione, i sentimenti e la percezione del mondo che ci circonda.
Il lungometraggio racconta il progresso, le innovazioni, il ricambio degli oggetti nella vita quotidiana, ma evidenzia soprattutto come a causa della tecnologia si perda la concretezza della vita, delle relazioni. Allo stesso tempo mette in luce come grazie alla tecnologia siamo in grado di catturare ricordi, di fare amicizie con persone che hanno i nostri stessi interessi, di essere in contatto più diretto con i nostri cari.
Attraverso i personaggi che sono nei nostri cuori da oltre trent’anni, Stanton e Harris raccontano le conseguenze degli schermi sull’identità di un bambino, sulla sua crescita, sulla sua capacità di costruire legami. Ma mostrano anche quanto sia difficile crescere quando non ci si omologa agli altri.
Questi sentimenti e temi sono trasposti con immagini dense di significato e colore. Quando viene inquadrata la stanza di Bonnie, con la bimba che gioca, i colori sono caldi, le atmosfere accoglienti. Quando, invece, la macchina da presa inquadra le stanze di altri bambini immersi nei dispositivi elettronici, i colori diventano freddi, asettici. Questo contrasto visivo cristallizza perfettamente il senso del film.
Il nuovo film Disney Pixar è dolce, emozionante, divertente, ha un ritmo scorrevole e veloce. È un sequel riuscito, che porta rispetto ai personaggi e alla storia del 1995. L’evoluzione dei protagonisti risulta coerente con quella costruita nei lungometraggi precedenti e la vicenda conserva i valori che la saga ha sempre voluto trasmettere al pubblico.
Toy Story 5 gioca con la nostalgia dello spettatore, con il suo lato più emotivo e racconta con estrema verosimiglianza la condizione attuale della vita. È una lettera d’amore ai legami che ci hanno formato e ai ricordi che continuano a definire chi siamo.

