Romanza criminale: innumerevoli universi sonori per la Città Eterna

4 Aprile 2024

Interessante percorso di ricostruzione sonora per un materiale vario e vasto accomunato dal sapore della romanità e declinato principalmente attorno ai temi di amore e morte. Questo è il progetto “Romanza criminale”, presentato in prima assoluta all’interno della stagione della IUC lo scorso 2 aprile.

Suo mentore e ideatore è Massimiliano Toni che non solo ha trascritto e arrangiato i brani, ma ne ha stabilito l’organico, le dinamiche, le pause e i respiri – musicali e drammaturgici – e si è fatto carico di esecuzione e direzione, in maniera ammirevole.

Un lavoro accurato e creativo che ha visto impiegato un Ensemble – La Terza Prattica – variegato e quanto mai poliedrico, sia in termini di strumentazione sia in termini di fusione di mondi musicali: si va dal clavicembalo alla chitarra elettrica, dalla batteria all’arciliuto, dalle tastiere alla tromba.

L’impressione generale è proprio quella di trovarsi ben oltre i limiti musicali della romanità, come di solito viene intesa dalla tradizione, ma in un universo che mescola ritmi, generi, sonorità senza sosta, guidato dal fil rouge del cinismo testuale teso, appunto, fra i due poli di amore e morte.

Su questo impianto si dipanano gli episodi, le scene, gli atti, insomma i differenti ambiti di sviluppo di uno o più brani accomunati dallo stesso tema. Difficile definirli in maniera univoca, perché l’attitudine drammatica è quella di accostare situazioni, ampliare pause, moltiplicare melodie: creare in qualche modo una cassa di risonanza ai brani.

La pecca, in questo percorso, è che questi episodi restano a sé stanti, per qualche verso distanti fra loro e persino nel loro interno, pur avendo una innegabile logica centripeta che si basa più sull’invenzione musicale che sulla “storia” illustrata dai testi.

A fronte di passaggi accattivanti, soprattutto sul piano strumentale, il testo sembra infatti passare in secondo piano. Così capita, a volte, anche per il fraseggio dei pezzi più antichi, che non hanno goduto forse di una più ampia considerazione.

Non si tratta di un difetto, sia chiaro, ma di un’attitudine che però frammenta il discorso generale e lo rende meno compatto, più dispersivo, episodico appunto.

Persino alcune melodie si perdono nel gioco ri-costruttivo, in cui a vincere è l’impianto generale di creazione armonica, la fusione dei timbri, i messaggi melodici indiretti – spesso ironici o dissacratori – affidati però agli strumenti. La voce non ha una sua centralità, come forse si è portati a credere sfogliando il programma, ma è parte della strumentazione e come tale è impiegata.

Se Carissimi costituisce una sorta di ampio prologo, è però da “Nun je da retta Roma” che si entra nel pieno di questa “Romanza criminale”. Nel film di Magni il brano è cantato da un immenso Gigi Proietti, graffiante e rivoluzionario: senza perdere quello spirito la voce tellurica e vibrante di Fabia Salvucci ne dà un’interpretazione di carattere. Il finale, armonizzato insieme al timbro dolce e lunare di Susanne Bungaard, ci porta verso l’episodio successivo, quello dedicato a Tosca e Cecilia.

Qui le due interpreti si alternano: Bungaard implorante in un serrato “Vissi d’arte” viene poi raggiunta da Scarpia-Salvucci, con un taglio drammaturgico netto, ma giustificato da un arrangiamento musicale d’effetto in cui il pathos armonico dell’orchestra è affidato a un complesso jazz: notevolissimi Fabio Longo al contrabbasso e Nicola Stranieri alla batteria, strepitoso Mario Mariotti alla tromba.

Dopo il bacio di Tosca, Scarpia-Salvucci attacca la tirata di Cecilia, storia di malavita che racconta, in sostanza, la stessa vicenda pucciniana, ma in chiave più semplice, immediata e popolaresca.

Il “Barcarolo romano” che segue è il perno del programma: nell’accompagnamento minimalista si intravedono i mulinelli del Tevere su cui galleggia il corpo di Nina. Accorato nella melodia, ma dall’arrangiamento intellettualistico, il risultato che ne deriva è struggente e disturbante al tempo stesso, grazie alla destrutturazione dell’alternanza regolare di strofa-ritornello.

Da qui si piega verso un infuocato rap della “Ninna-nanna de la guerra”, in cui ancora Fabia Salvucci mantiene il pubblico sospeso e incantato fra melodia e parola sopra una valanga di percussioni. Speculare è l’altra ninna nanna dalle armonie barocche, dolcissima e delicata, quasi sussurrata da Susanne Bungaard e accompagnata teneramente da Juan Josè Francione.

“Lella”, a cui si aggiunge un finale più malinconico, “Addio Roma” e “Pablo” chiudono il cerchio dei crimini e delle romanze, ma perdendo lentamente di tenuta – musicale e drammatica – e allargandosi a mondi sonori sempre meno definiti, sempre più instabili e, forse per questo, ancora meno a fuoco sul piano tematico. Non è previsto un finale scoppiettante, ma una uscita di scena graduale e a tratti inquietante, forse cinica come lo spirito della romanità.

Grande talento da parte di tutti per un progetto che resta a metà strada fra popolaresco e intellettualistico. Restano da sottolineare tre perle: l’assolo di chitarra di Filippo Bertipaglia, la forza espressiva della tromba di Mario Mariotti e la profonda bellezza del timbro di Fabia Salvucci.

Applausi per tutti, soprattutto per Massimiliano Toni che ha voluto e creato tutto questo.

IUC – 2 aprile 2024 ore 20.30

Romanza Criminale

Susanne Bungaard voce

Fabia Salvucci voce

Massimiliano Toni cembalo, tastiere, arrangiamenti, direzione musicale

Oscar Mapelli sound engineer, live electronics

Deda Cristina Colonna mise en espace

Ensemble La Terza Prattica

Una produzione IUC –La Terza Prattica

Prima rappresentazione assoluta

Giacomo Carissimi Scrivete occhi dolenti

ArmandoTrovajoli/Luigi Magni Nun je da’ retta, Roma

Girolamo Frescobaldi Così mi disprezzate (Aria di Passacaglia)

Giacomo Puccini /Anonimo Tosca e Cecilia

Romolo Balzani Barcarolo romano

Trilussa/Giovanni Girolamo Kapsberger Ninne Nanne

Edoardo De Angelis/Stelio Gicca-Palli Lella

Claudio Monteverdi/Giovanni Girolamo Kapsberger Addio Roma con gli Ultimi miei sospiri

Francesco De Gregori Pablo

Foto di Giuseppe Follacchio

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