Di ritorno da Milano ma già in studio a lavorare alternandosi con le prove del tour. È in questo sabato pomeriggio che mi incontro telefonicamente con Ainé. Lui è un giovane cantautore della scena musicale romana che fa parlare di sé già da un bel po’ di anni e, negli ultimi mesi, è sicuramente uno tra gli artisti più discussi e nominati vista la recente pubblicazione ad ottobre del suo nuovo album Leggero, il secondo capitolo di un concept album la cui prima parte Buio è uscita lo scorso aprile.
Più che un disco, come si legge anche nell’intervista che segue, Leggero per la sua stesura è paragonabile ad un film: una successione di mesi e di giorni, che provano a trattare con leggerezza – come il titolo stesso dell’album suggerisce – temi che toccano da vicino il polistrumentista romano che ha raccolto, in questo diario musicale, un almanacco per rinascere.
Noi di Banquo abbiamo quindi deciso di intervistare Ainé per farci raccontare qualche lato nascosto di Buio Leggero e farci raccontare come stanno procedendo queste sue giornate frenetiche, che lo portano in giro per l’Italia. Fuori dai microfoni, prima di iniziare la nostra conversazione, gli chiedo come sta sapendo che ha avuto di recente un concerto all’Apollo di Milano, e mi risponde con un contagioso entusiasmo che è «tutto di fretta, tutto a duemila… però è stato un bel giro di date, sto facendo dei bei concerti!»
In questa atmosfera rilassata, spontanea e molto allegra, iniziamo la nostra intervista. Un sincero ringraziamo ad Ainé per la sua spontaneità, gentilezza e disponibilità!

Allora Ainé dato che te l’ho già chiesto fuori dai microfoni, ora te lo chiedo formalmente: sei tornato da poco da Milano, reduce da un’altra data che immagino sia andata benissimo – dato che ho partecipato a quella di Roma ho anche un’idea della tua dimensione dal vivo – quindi volevo chiederti come stai e soprattutto com’è andata quest’altra data del tuo “Leggero tour”!
Devo dire che sono molto felice di come stanno andando i concerti, perché sto vedendo un nuovo affetto da parte del pubblico. A parte che iniziano ad essere sempre più numerosi ai concerti, ma c’è qualcosa di diverso proprio per quel che riguarda l’affetto che hanno nei miei confronti, anche nel modo di porsi e cantare le canzoni: è una cosa alla quale io non ero abituatissimo a quel tipo di partecipazione! Adesso iniziano a cantare le canzoni, iniziano a sapere i brani…. Quindi, insomma, è una cosa molto divertente: è un buon momento di date! Sono tornato ieri da Milano (la data è stata il 14 novembre, nda), abbiamo già fatto Roma, Torino, Rimini e Pescara e adesso ci saranno anche Bologna, Mantova, andremo anche un po’ al sud!
Il calendario è bello pieno, dai!
È bello pieno, si!
Siamo contenti, dai! Anche perché i tuoi, sono due lavori che meritano di essere suonati dal vivo! Ovviamente anche gli altri brani del tuo repertorio!
A me poi piace molto la dimensione dal vivo, quando gira tutto come deve girare: portare la propria musica in giro e suonare, è la cosa più bella che ci sia!
Immagino e lo capisco… E si è anche percepito l’altro giorno al concerto di Roma! Ti ho visto leggermente agitato, un po’ timoroso, però è normale: era comunque la prima data del tour, chi non è agitato in questa occasione!
Ma più che timoroso, Roma per me è sempre una data importante, dove hai tutti gli amici più cari, la famiglia… Insomma, hai più responsabilità delle altre date! Poi avevo un sacco di gente da gestire, tanti ospiti! Tutta la responsabilità su di te, tutta la pressione, quindi insomma… non sono cose proprio facili!
No, no ma infatti, intendevo quello! Quello che si è percepito quando cantavi, è che quella parte di “pesantezza” che avevi in te, si è alleggerita, man mano è andata via: infatti gli ultimi due brani li hai cantati proprio con totale libertà e senza pressioni!
Il pre-serata infatti, vi dico che l’ho fatto chiuso in bagno da solo (ride, nda) tipo per un’ora, a sentirmi Debussy!
Rido (nda)
Non scherzo!! Ho anche le foto che possono testimoniare questa cosa! Sono entrati nel bagno e mi hanno trovato così e mi hanno fatto le foto! Però, insomma, è il mio modo di concentrarmi…
Ma è normale! Ognuno ha i propri riti pre-live, ci sta!
Ora ho scoperto che Debussy mi rilassa e mi concentra: lo ascolto molto! Però è stato tutto molto bello ed è tutto normale, fa tutto parte del gioco, anche perché quando smetti di emozionarti e di andare in ansia da pre-concerto, c’è qualcosa che non va!
A questo punto, prima di accentrarci nelle domande che riguardano un po’ di più i tuoi lavori, vorrei rimanere sempre nella dimensione live perché ho una curiosità. Nella data di Roma eri con la band al completo mentre ho visto, se non erro, che a Torino eri solo tu sul palco: giusto?
Si, abbiamo creato due tipi di show: uno in solo con gli ospiti e uno con la band perché dipende dalla tanti fattori (location, possibilità del locale). Avere sempre la band è un impegno quindi comunque io poiché suono più strumenti, per me è più facile e più intelligente mettere su un piano B di live che comunque renda sempre e dovunque. Ovviamente farti tutto il tour con la band sarebbe la cosa più bella e divertente, ma non tutte le venue sono propense a questa cosa, per questo ci siamo dovuti attrezzare con un altro tipo di show che comunque sta funzionando molto: a Milano è stato bellissimo, fighissimo.
Immagino! Infatti a tal proposito volevo chiederti come ti senti più a tuo agio: con tutta la band o solamente tu? Quale dimensione live preferisci?… Forse è una domanda un po’ ostica (rido, nda)
Ovviamente preferisco la band però devo dire che comunque stando da solo mi diverto perché ho tutta la responsabilità musicale su di me quindi non ho modo di stranirmi se devo gestire le parti di tutti: in questo modo riesco a gestire meglio un po’ tutto. Però stare in band è molto più figo e più divertente, soprattutto con la tua band poi!
Adesso invece iniziamo il percorso su Leggero, con qualche intromissione anche di Buio. Questo concept album, che ha visto di recente la pubblicazione della seconda parte (ovvero Leggero) che è totalmente – almeno per l’ascolto che ho fatto, ma anche per i titoli – in contrapposizione con Buio, la prima parte. E una cosa che ho notato è che Lacrima – aprile la prima traccia di Buio è completamente diversa per ritmo e sensazioni a Ombre – marzo che è il brano che chiude Leggero. C’è quasi la maturazione di un qualcosa, di un cambiamento, l’accettazione di qualcosa che finisce: è un viaggio di 365 giorni che porta ad un cambiamento, Quindi volevo chiederti di parlarci più nello specifico di questo tuo ultimo lavoro ma anche di come nasce l’idea di questo concept album.
Prima di tutto, voglio chiarire una cosa: la parte del buio non è vista in maniera negativa perché qualcuno può pensare che “buio” è un qualcosa di più dark, più negativa. Non lo è stato affatto perché questa parte mi è servita tantissimo per ritrovare la parte più leggera: è stata fondamentale, è stata tutt’altro che brutta! Anzi, è stata proprio la parte forse più importante perché più matura, più riflessiva, ho fatto più esperienze, più cose belle nella vita, cose nuove. Quindi, partendo da questo presupposto, il titolo magari può suggerire un certo tipo di umore ma entrambi gli album hanno come filo conduttore la novità e la rinascita. Almeno per me! E per quanto riguarda il concept album, l’abbiamo pensato come se fosse un diario musicale diviso in dodici brani: dodici mesi dove ogni brano è legato l’uno con l’altro e racconta una storia, nel dettaglio la mia storia vissuta. Sono appunto due i temi principali: in Buio la separazione e il distacco e in Leggero la rinascita. In queste due parti è stato fondamentale la diversità di generi e delle sonorità, perché volevo proprio fare un lavoro di sound netto che potesse differenziare i due mondi.
Come ti dicevo è una cosa che si percepisce molto perché, anche a livello di musicale, ascoltando Buio ho percepito delle sfumature molto più riflessive, più delicate rispetto a Leggero che, come ti dicevo, ho colto quasi la sensazione di un peso che, oramai, fosse passato, del quale tu ti fossi liberato: è una leggerezza che poi si è trasmessa a tutte le sue canzoni! Brani che, dettaglio fondamentale, sono tutti accompagnati da un outro. A tal punto che io le ho considerate come dei cortometraggi dove il brano è il film e la sua coda, i titoli di cosa… ovviamente! È come se gli outro accompagnassero in questa transizione da un mese ad un altro con nuove sensazioni, nuove esperienze e nuove scoperte.
Si, è assolutamente così anche perché c’è stata in Leggero una voglia di fare le cose con molta più leggerezza. Ma anche per un fatto di sound che è molto più leggero come vibe: si percepisce questa cosa perché è stato quello l’intento!
La prima traccia è Blu – settembre, blu che è il colore associato alla tristezza: per quanto il blue Monday sia a gennaio, tu lo colleghi a settembre! A tal proposito, ho trovato diversi punti di contatto tra i diversi brani, soprattutto per Blu si collega ad una frase di Trasparente che è “malediremo settembre”. C’è quindi una concezione di un mese in particolare legato alla tristezza o c’è stato un particolare episodio che ti ha fatto collegato questo sentimento al mese?
Mah diciamo che quello è un po’ una provocazione. A parte che settembre il mio compleanno..
Ah, quindi non è tanto blu!! (rido, nda)
No! Diciamo che è più una provocazione perché comunque settembre è il mese in cui si ricominciano le cose, è il mese un po’ più triste: ritorni dalle vacanze, devi riniziare tutto, poi subentrano dei cambiamenti… E poi mi ricordo dei miei compleanni vissuti in una certa maniera, quindi è legato anche a cose mie, diciamo personali. Molte persone che mi hanno scritto si ritrovano in quelle parole perché settembre è un po’ un mese così, in generale: si è un po’ più tristi e nostalgici, no?! Rinizia tutto, riparte tutto, le ansie di riniziare e il resto… Insomma, era più una provocazione!
C’è un’altra frase che mi ha colpito, sempre di Blu – settembre, perché canti “mi sento teso se mi guardo dentro” e l’ho percepito come una difficoltà a volerti esporre: nel momento in cui ha questa necessità di parlare di te stesso (per come l’ho percepito io), ti senti un po’ inibito. È così?
Si, è capitato. Oggi non è più così ma è assolutamente capitato!
Ascoltando l’album ma soprattutto guardando la copertina per la quale devo farti i complimenti! (interrompo il discorso ed inizio a parlare delle fotografie, nda) Le foto sono bellissime, la copertina mi piace tanto! Quella di Buio è molto suggestiva: me l’attaccherei in camera perché è molto, molto bella e molto delicata: trovo rispecchi molto…
… il mood!
Si, esatto, esatto!
Il merito è di Brando Pacitto (attore, noto principalmente per il ruolo rivestito in Braccialetti Rossi, nda) che ha fatto tutte le foto e ideato tutto il concept del disco!

Il ragazzo che era anche al concerto se non sbaglio, giusto? Il responsabile delle riprese, diciamo così! (rido, nda)
Si, esatto: ha fatto tutto quanto! La direzione artistica ed estetica del progetto l’ha seguita lui!
Ho notato, quindi, che ci sono degli elementi che tornano sempre in particolare gli occhi e lo specchio a tal punto che lo specchio c’è nella copertina, è uno dei brani del disco, collegato poi anche ad un’altra canzone che si chiama Occhi e Brame per il quale hai fatto un riferimento allo specchio di Biancaneve!
Si, che in realtà è sbagliato! (ride, nda)
È “servo delle mie brame” e non “specchio, specchio delle mie brame” (rido, nda): siamo cresciuti con una bugia!
(ridendo) Siamo cresciuti con una bugia!! Assurda ‘sta cosa, esatto! Ci hanno cresciuto così e questa cosa l’ho scoperta dopo quindi ormai il danno era fatto! Io pensa che volevo anche ri-registrarlo!
No dai, è più bello così! Almeno è un bias che ci portiamo dietro dall’infanzia quindi!
Si, ma infatti!
Quindi ti chiedo: perché questo costante riferimento allo specchio? Ad esempio mi viene in mente il famoso proverbio “gli occhi sono lo specchio dell’anima”… ci può entrare un po’ come riflessione?

Mah si, si.. è vero, è così! Lo specchio è un oggetto molto particolare perché diciamo, rispecchia quello che sei. Sono tutte cose concettuali in realtà, che non si possono neanche spiegare perché molto esoteriche… Diciamo che sono “viaggi” e che ognuno sente e vede com’è per sè! Ha tutto senso: tutto quello che vedi, tutto quello che senti, dalle parole, dal testo, dai titoli, dagli oggetti… Ha tutto un senso ed ognuno può portare il proprio senso. Io gli ho dato un significato collegato alla mia storia personale, ma ognuno può vederlo come vuole.
E se ti guardi allo specchio, cosa ti dice il tuo Ainé interiore?
Che oggi sono apposto con me stesso, sto facendo il mio e sono abbastanza sereno. Oggi, se mi guardo allo specchio, vedo questo.
Una delle tracce più profonde e, la mia preferita dell’album, è Trasparente che ho considerato come il brano vero e proprio di rinascita, dove c’è anche il vagito di una piccola bimba – ho letto che si tratta del vagito di tua nipote. Inoltre nella canzone c’è una frase bellissima: “se guardi dentro mi sento trasparente”. Quindi le domande sono due: la tua rinascita e, soprattutto, cosa ti fa sentire trasparente.
La mia rinascita sono stati i viaggi ed in particolare due: il primo a Lanzarote dove sono stato lì per un po’ a fare surf, quindi inserirei anche il surf nella mia rinascita… e poi il Cammino di Santiago, assolutamente!
Bello!
E ne ho fatti due!
Integrali?!
No, l’ho diviso! Ho fatto la parte del nord e la seconda parte ho fatto il Portogallo quindi la costa del portogallo.
Quindi queste canzoni sono anche figlie di questo percorso che hai fatto: mentre camminavi, man a mano scrivevi!
Si, si assolutamente! Queste canzoni sono figlie sia del percorso terapeutico che di un viaggio interiore.
In entrambi i dischi tu associ per ogni mese una parola nitida, schietta, precisa, che riassume la canzone ma, mi chiedo, riassume anche il modo in cui tu ti sei sentito poi in quelle situazione? Blu – settembre, l’abbiamo già spiegato: un mese di tristezza, ritorno dalle vacanze. Poi c’è Ombre – marzo, Lacrima – aprile…
Ogni mese racconta un po’ quello che ho vissuto durante quel mese e, anche lì, è tutto un fatto concettuale che ha senso con le canzoni, con quello di cui parla la canzone.
Un’altra curiosità un po’ “sciocca”, perché partire dal mese di aprile? Buio comincia con aprile mentre, suppongo che una qualsiasi altra persona, un qualsiasi altro artista, probabilmente sarebbe partito da dicembre o da gennaio che sono la conclusione o l’inizio di un nuovo anno. Tu hai seguito questa progressione in cui hai associato il buio – per quanto mi dicevi all’inizio che non è da considerare come la sua accezione letterale ma come un modo per ritrovarsi, quindi non completamente negativo – hai associato i mesi più “luminosi” dell’anno, mentre i più “cupi” alla parte leggera.
Beh si perché è quello che ho vissuto io! A parte che le varie emozioni e sensazioni non iniziano né a Gennaio né di lunedì quindi possono arrivare quando vogliono, quando meno te lo aspetti, e così è successo con me… Non è stato pensato niente: ho raccontato quello che ho vissuto. Bisognerebbe chiederlo al destino perché mi ha fatto passare queste cose durante quei mesi là e delle altre cose negli altri mesi.
Alla luce anche di questa affermazione, c’è un brano dei due album che credi te ti rispecchi di più di tutti? Un brano che senti più tuo, che secondo te, più di tutti, riesce a rappresentare quello che hai attraversato?
Di Buio forse Scappare e Disordine, invece di Leggero ti direi Trasparente e Blu.
E cosa ti fa sentire “leggero”? È una domanda scontata ma, scusami, dovevo fartela!
Diciamo che oggi la cosa che mi fa sentire più leggero è proprio mia nipote…. E poi quando faccio surf! Quindi questi sono i momenti di vita in cui mi sento più leggero, che mi fanno essere più a contatto con me stesso.
In Buio c’è una canzone molto bella e molto intensa che è Giganti, nella quale canti con due cantautrici molto brave della nuova scena musicale italiana che sono Lauryyn e Altea. Ti volevo chiedere se ci puoi parlare di questo featuring ed anche un po’ della storia di questo brano che parla comunque di una storia d’amore importane e l’accettazione di questo percorso.
Ho chiamato Lauryyn e Altea perché sono alcune tra le cantanti della nuova generazione che mi piacciono di più, sono alcune delle mie preferite, le loro voci mi piacciono tantissimo. E questo brano è stato scritto insieme a Serena Brancale e Laura Di Lenola: l’abbiamo fatto come se fosse un mantra, una preghiera generale. Infatti nel featuring ci sono voci che cantano la stessa cosa all’unisono, proprio come un coro. Quindi non è visto come il classico featuring dove ognuno si fa le proprie strofe: è vista più che altro come una voce unica. Quel brano lo scrissi io per Serena poi, insomma, tra una chiacchiera e un’altra ho detto “sai che c’è? Lo provo a cantare io” e poi insomma…
…Te ne sei impossessato!
… Beh impossessato no perché l’avevo scritto io!
L’hai reso più tuo!
Si, c’era quella idea. “Guarda perché non lo canti te?” mi ha detto Serena, “va bene, proviamo” le ho risposto. Poi mi è piaciuta l’idea e alla fine è uscita una bella cosa, secondo noi. È questo il mood di Giganti.
Bene, l’ultima domanda poi ti lascio al tuo pomeriggio (spero di relax!). Buio Leggero è il nome completo del tuo concept album: ma secondo te il buio può essere leggero?
Per me lo è stato. In questa fase di scrittura lo è stato perché è il momento in cui ho pensato di più, ho lavorato di più su me stesso, mi sono scavato di più dentro, sono maturato di più. Per me il buio è stato un momento davvero di rinascita, è stato molto terapeutico.
