Mis amores son canciones: Lisette Oropesa apre la stagione da camera dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia 

16 Ottobre 2026

di Emiliano Metalli

Ho amato, amato, amato, amato, amato e amato ancora profondamente amato il concerto di apertura di questa nuova stagione da camera dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia. 

Lisette Oropesa, mirabilmente accompagnata al pianoforte da Alessandro Praticò, per il quale la parola stessa di “accompagnatore” risulta riduttiva rispetto alle doti artistiche e interpretative, ha deliziato il pubblico accorso al Teatro Costanzi con un programma costruito su un doppio versante: brani iconici della Zarzuela insieme ad alcune delle pietre miliari del repertorio cameristico vocale in lingua spagnola. 

Ma l’amore che ha scatenato non è nato soltanto dall’indubbio talento, dal pregiato colore vocale, dalla duttilità tecnica, dall’espressività indiscussa e trascinante, dalla spigliatezza scenica: tutte doti già note sia all’ascolto che dal vivo. Bensì dall’estro misurato e dall’entusiasmo sincero che ha dimostrato tanto nei brani quanto nell’atteggiamento. Per nulla diva eppure, proprio per questo, contornata da un’aura di divismo che fiorisce dalla dedizione alla musica e al canto: uno stato di grazia che le permette di interpretare sensibilmente e credibilmente entrambi i versanti del repertorio affrontato. 

Il filo conduttore è il rapporto fra musica colta e identità popolare, così in alcuni brani si ha l’impressione di ascoltare una trascrizione fedele di melodie tradizionali, altri sembrano provenire direttamente dalla strada, dalla danza o, addirittura, dalla memoria collettiva. È una benevola menzogna abilmente orchestrata nell’elaborazione del programma, una illusione teatrale che viene amplificata dal fraseggio, dalla sapiente scelta dei tempi e delle dinamiche, dalla attenzione alla parola. Un incantesimo che si manifesta raramente. 

Il punto più interessante del programma è il movimento di andata e ritorno fra Spagna e Cuba. La musica spagnola non rimane confinata alla penisola iberica: attraversa l’Atlantico, si trasforma e ritorna arricchita di nuovi ritmi, colori e significati. La zarzuela cubana, in particolare, non è una semplice imitazione del modello spagnolo, ma una sua reinterpretazione in una società e in una storia profondamente differenti. 

In quest’ottica Barbieri e Chapí rappresentano la vitalità della zarzuela, mentre De Falla, Granados, Rodrigo e Nin sono i fautori di una rielaborazione della tradizione popolare e poetica. Grazie alla la loro produzione, la composizione diventa oggetto artistico raffinato, nel quale ogni inflessione della lingua conta. Se, poi, Turina e Lecuona evocano luoghi, danze e immagini, creando un contrappunto strumentale alla centralità della voce, Sánchez de Fuentes, Anckermann, ancora lo stesso Lecuona e Roig concludono il viaggio musicale verso una cultura musicale autonoma, in cui la romanza, l’habanera e la zarzuela cubana fondono eredità europea e sensibilità caraibica.

Oropesa apre il programma con la briosa Canción de la paloma di Barbieri, uno dei numeri più celebri de El barberillo de Lavapiés. La sua scrittura vocale richiama il canto popolare madrileno, con un andamento vivace, una melodia immediata e un carattere insieme civettuolo e teatrale, resi con estrema precisione tecnica ed estro scenico incantevole.

Le Siete canciones populares españolas, melodie provenienti da diverse tradizioni regionali spagnole che de Falla non si limita ad armonizzare, ma ricostruisce attraverso ritmo, dissonanze, colori pianistici e inflessioni vocali chiariscono fin da subito la duttilità dell’interprete nel salto dal brio teatrale all’intensità interiore, declinata in differenti modelli musicali. Fra questi la Seguidilla murciana, una danza rapida e incisiva, legata alla tradizione di Murcia,  Jota, ispirata alla danza aragonese, e Nana, una ninna nanna intima, sospesa e quasi ipnotica, rappresentano le punte più estreme di una espressività intensa, ma mai intellettualistica. 

A queste di affiancano Canciones amatorias di Granados che guardano alla tradizione lirica iberica e alla poesia amorosa, con una sensibilità vicina al mondo rinascimentale e barocco, filtrato attraverso il gusto raffinato del primo Novecento. Si intensifica così il rapporto fra la linea vocale e il testo poetico, all’interno di un lirismo che non è soltanto espansione melodica. L’interprete si inserisce nelle inflessioni, nelle pause e nella delicatezza con cui la musica restituisce una lingua poetica antica, con attenzione al fraseggio senza mai apparire innaturale.

Del ciclo di Rodrigo per voce e pianoforte, anch’esso su testi poetici spagnoli di epoca rinascimentale colpisce soprattutto De los álamos vengo, madre, in cui si impone per sincerità d’accento e fermezza ritmica, per la chiarezza della dizione, il rispetto della leggerezza della scrittura che restituisce una presunta antichità attraverso una sensibilità moderna, come un dialogo tra epoche.

Las hijas del Zebedeo, zarzuela del 1889 di Chapí, che contiene una delle più note carceleras del repertorio spagnolo, riconduce al teatro e, in questo specifico caso, a un genere di canto di carattere flamenco, tradizionalmente associato al carcere, alla sofferenza e alla libertà negata. Intensità e senso del ritmo, ma anche controllo della linea vocale restano marchi di fabbrica e permettono a Lisette Oropesa di concludere brillantemente la prima parte della serata. 

La ripresa inizia con i Cantos populares españoles cui Nin dedicò una parte importante del suo lavoro di raccolta, trascrizione e rielaborazione artistica del canto popolare spagnolo. Si tratta di un ciclo cosmopolita, nutrito di studi e viaggi che dimostra come una melodia tradizionale possa trasformarsi in una pagina da concerto senza perdere il suo carattere originario. In queste pagine il pianoforte non si limita a sostenere la voce: ne amplifica il colore, ne suggerisce il paesaggio e ne sottolinea la componente ritmica. Malagueña, come è chiaro fin dal titolo, è di matrice andalusa e in particolare dell’area di Málaga, dal tipico repertorio tradizionale legato al flamenco, mentre Granadina rimanda a Granada, aggiungendo un’altra tessera del mosaico regionale spagnolo. Il canto andaluso, mediato dalla sensibilità dell’interprete oltreché del compositore, è qui però una eco sinceramente popolare, lontana da ogni esotica immagine stereotipata dell’Andalusia.

Il passaggio alla musica cubana modifica il paesaggio sonoro del programma. La tradizione spagnola resta presente, ma viene rielaborata in una cultura musicale nata dall’incontro fra eredità iberica, tradizioni africane e sensibilità caraibica.

I brani più vividi sono spesso legati al teatro: personaggi, ambienti urbani, sentimenti amorosi e identità nazionali prendono forma attraverso melodie capaci di vivere sia sulla scena sia nella memoria popolare. E anche in questo caso l’accoppiata Oropesa-Praticò riesce a trarre il meglio da ogni accento, da ogni frase, da ogni melodia, in ogni ritmo. 

La Romanza de María la O di Lecuona, composta per l’omonima zarzuela nel 1930, arriva a smuovere un universo di passioni amorose e gerarchie sociali fin dalle prime malinconiche note del pianoforte. Riesce ad andare oltre, nella melodia che attraversa i registri vocali con sensualità e, nel caso di Oropesa, con una continuità di colore e di legato da manuale, grazie a cui costruisce in pochi elementi la psicologia del personaggio.

Incantevoli per la dolcezza della linea e la spontaneità del fraseggio sia la celebre habanera di Sánchez de Fuentes dal titolo Tú, canzone d’amore emblematica del repertorio cubano, sia Flor de Yumurí di Anckermann, un brano in cui il lirismo europeo incontra il colore e il paesaggio di Cuba.

Ma il gran finale è la Entrada de Cecilia di Roig, uno dei grandi protagonisti della zarzuela cubana, la cui opera più celebre è proprio Cecilia Valdés, rappresentata al Teatro Martí dell’Avana il 26 marzo 1932. La brillantezza della linea vocale e il rapporto fra fascino individuale e identità culturale cubana riescono a trasformare il numero di ingresso del personaggio in una sorta di apoteosi di Lisette Oropesa, merito di un talento straordinario e di mix unico di lirismo, ritmo cubano ed esotismo di estrema originalità. 

È opportuno ribadire, infine, che il pianoforte, in questo scenario, non si limita a un semplice accompagnamento e certo non fa rimpiangere le sonorità orchestrali delle meravigliose arie di Zarzuela. Allo strumento, infatti, vengono anche dedicati due momenti solistici che Praticò illumina con intuizioni e suggestioni di rara bellezza. 

Il primo è The Circus di Turina, una suite capace di suggerire gesti, entrate e cambiamenti di atmosfera di una scena di circo. Dinamica e divertente sembra offrire a Praticò l’opportunità di dimostrare le doti artistiche attraverso una piccola serie di quadri d’ambiente assai dettagliati nei ritmi e nelle caratteristiche tecniche.

Il secondo, di ben altro respiro, è Ante el Escorial di Lecuona: il brano mostra una sua dimensione compositiva “altra”, rispetto alla musica vocale, costruita su passaggi intensi e solenni, alternati a parti melodiche e malinconiche. Una complessità che Praticò ha saputo rendere con un tocco ora sensibile, ora brillante ora decisamente percussivo a seconda dell’occorrenza. 

Se è vero che il recital, come affermava la stessa Montserrat Caballé, è una prova di resistenza mentale tremenda perché nell’arco di pochi minuti si deve passare da una melodia da camera a una romanza di zarzuela, mutando anima, stile e accento all’istante, senza il tempo di “entrare” in una storia come accade in un’opera, è dunque subito evidente come l’amore per questa serata musicale, proclamato fin dall’apertura di questa recensione, sia nato proprio dal rispetto di questo impegno e dalla delicata leggerezza con cui Lisette Oropesa lo ha dispensato.

Senza esibirlo, senza imporlo, ha offerto il suo canto con entusiasmo, dedizione, gioia e sensibilità, prestando fedeltà ai compositori, alla loro musica, alla parola e immenso rispetto per il pubblico accorso ad applaudirla! Un bis dedicato alla compianta Martina Arroyo ha dimostrato una volta di più la sua sensibilità artistica e umana: ho amato, amato, amato immensamente!

soprano Lisette Oropesa
pianoforte Alessandro Praticò

Mis amores son canciones
Zarzuela e melodie d’amore iberiche

Barbieri El barberillo de Lavapiés: Canción de la paloma
de Falla Siete canciones populares españolas
Turina The Circus op. 68 (pianoforte solo)
Granados Canciones amatorias
No lloreis, ojuelos
Mañanica era
Gracia mia
Rodrigo Cuatro madrigales amatorios
Chapí Las hijas del Zebedeo: Carceleras

Nin Cantos populares españoles
Montañesa
Tonada del Conde Sol
Malagueña
Granadina
Lecuona Romanza de Maria la O
Sanchez de Fuentes Tú
Lecuona Ante el Escorial
Anckermann Flor de Yumurí
Roig Cecilia Valdes: Entrada de Cecilia

Teatro dell’Opera di Roma – Piazza Beniamino Gigli

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