Jessica Ferro: “Recitare è la mia magia.”

Ci sono tante storie, molti artisti nati che non trovano il coraggio di vivere per ciò che sono. Come al solito, nelle mie ricerche di anime mi sono imbattuto in quella di Jessica Ferro. Attrice eclettica, appassionata, tenace nel seguire la strada per realizzare il suo sogno. E lo ha reso realtà.

Ciao Jessica, racconta ai lettori di Banquo chi è Jessica Ferro.

Sono romana, seconda di sei figli, e sono una donna testarda. Ho sempre lavorato nel settore assicurativo con la consapevolezza di voler fare l’attrice, ma come un hobby più che una professione. Mancava la fiducia e la stima in me stessa, non credevo di poter andare oltre un percorso amatoriale. Nel mio lavoro, ho sempre ottenuto ottimi risultati, avevo spesso a che fare con persone importanti, e il caso ha voluto che incontrassi il figlio di Raf Vallone. Essendo attore, come il padre, ho colto l’occasione per rivelargli il mio sogno. Lui, gentilmente, dopo avermi ascoltato mi ha dato il riferimento di un’attrice, Beatrice Gregorini, con la quale ho iniziato un percorso di formazione durato oltre dieci anni. Lavoravo di giorno, e la sera tiravo fino a tardi per studiare teatro, ma non era facile. Poi, ho creato una famiglia, è nato mio figlio, gli impegni sono aumentati, il tempo diminuito, e il mio sogno venne accantonato. Definitivamente. Per me, era finita lì.

Poi, cosa è successo? Come hai deciso che il teatro sarebbe stata la tua strada. Da dove nasce questa passione?

Ho sempre saputo, sentito, di voler prendere questa strada. Certo è che tra il saperlo, volerlo, e sentirsi all’altezza di farlo ne passano di treni. La vita riserva tante variabili, e così circa tre anni fa accadde una cosa particolare: la cugina di mio marito mi invita a un seminario di psicologia dove, all’entrata, ci consegnano un testo da recitare, leggendo e improvvisando. Quell’episodio ha riacceso la fiamma, che era rimasta tenue fiammella; ho sentito il desiderio di tornare a recitare, mi sono iscritta a un nuovo corso di teatro; subito dopo, ho deciso di fare un provino per uno spettacolo di Emilia Miscio, giusto per fare esperienza. Invece, fui scelta per la parte e da quel momento ho capito che il mio non era solo un sogno nel cassetto, ma una cosa che potevo realmente fare. In effetti, lo scorso anno, sono arrivata a vincere il premio “Laccio Rosso – Stop alla violenza sulle donne”, come miglior attrice.

Come molti, vivi due vite. È dura campare di arte e cultura?

Beh, io da quel giorno non mi sono più fermata, però questo è un mondo pieno di gelosie, che tende a escludere anziché includere. Io non voglio diventare la più brava, desidero solo poter recitare come lavoro, perché se non recito vado in crisi di astinenza. Ho bisogno di recitare per sentirmi viva, e ci metto tutta l’umiltà e l’entusiasmo che posso. Oggi rinuncio al superfluo, ho smesso col settore assicurativo, mi dedico solo alla recitazione, oltre a gestire un’azienda di arredo ecosostenibile.

Ho letto che quando avevi amici a cena eri contenta perché iniziava la magia? Cioè?

Ho un padre solare e allegro, e ricordo che casa mia non era mai vuota. Aspettavo questi momenti conviviali per mettere in piedi lo show. Facevo sedere tutti e iniziavo a cantare, ballare, a leggere poesie. Insomma, creavo uno spazio tutto mio, uno spettacolo vero e proprio per vivere una magia. Mio papà mi supportava in queste esibizioni, diciamo che erano comprese nel pacchetto invito. Coinvolgevo i miei fratelli, sorelle, le amiche. Quella era la mia magia.

In che scuola ti sei formata?

Ho studiato con Beatrice Gregorini, come ho detto prima, e con Simona Borioni. Ora, studio recitazione, dizione, cerco di migliorare la mia formazione come posso. Insegno teatro ai bambini, all’interno della compagnia teatrale “Gli incompleti”, e mi arricchisco con la loro gioia.

La tua sensibilità verso l’ecosostenibilità è nota. Riporti questa filosofia anche nel teatro?

Sì, assolutamente. Le scenografie, gli oggetti di scena, tutto il possibile è in materiale riciclato ecosostenibile. Gli spettacoli che faccio con i bambini hanno anche questo scopo, sensibilizzare sempre di più il pubblico e gli addetti ai lavori nei riguardi di questo argomento.

Chi sono i tuoi attori preferiti?

Meryl Streep su tutti, poi Kate Winslet, Brad Pitt e Johnny Depp. Tra gli attori italiani: Claudio Amendola e Paola Cortellesi. Ma sono attratta più dagli artisti statunitensi, tipo Joan Crawford, forse perché sto studiando il personaggio, la sua storia, i suoi vissuti che porterò in scena nella pièce “Non chiamarmi Joan Crawford” di Antonio Mocciola, per la regia di Francesca Bruni, il 13 e 14 maggio al teatro “La bottega degli artisti” di Roma.

Quale commedia ami di più?

Paolo, ti confesso che mi piace vedere i musical, tipo “Grease” o “Mamma mia”, oppure opere drammatiche come “Il diario di Anna Frank”. Insomma, non ho vie di mezzo.

Ti piace leggere?

Mi piace, ma leggo più copioni che libri. E ti confesso che sono ispirata più dalle arti visive che dalla lettura di libri.

Sei autrice di testi teatrali? Scrivi anche altro?

Ho scritto un solo testo teatrale, “Pronte a tutto”, ispirato alla serie Netflix “Good girls”. L’ho scritta in piena pandemia, è stata un’esperienza bellissima. La settimana prima di andare in scena, i teatri vennero chiusi, e con il gruppo di lavoro abbiamo deciso di andare in scena, a porte chiuse, in streaming dal teatro “Petrolini” di Roma, una sfida coraggiosa e felice. Altre cose non ho scritto, per ora, e non so se scriverò altro, anche se un’idea in testa ce l’ho.

Teatro classico o sperimentale?

Sicuramente sperimentale, nuovo non diverso, perché i giovani sono distanti dal teatro, sono sempre sui social e sugli streaming. Quindi, porterei sul palcoscenico gli adattamenti delle varie serie in onda sulle piattaforme digitali per avvicinare i giovani, e porterei gli spettacoli proprio nelle scuole. Anzi, farei del teatro una materia d’insegnamento, perché aiuta a fare squadra, ti fa vivere le emozioni; il teatro è verità, è psicoterapia, è salvifico.

Come diceva Schopenauer: “Non andare a teatro è come far toeletta senza uno specchio.”

Esatto, è proprio così. Dobbiamo aiutare i ragazzi a riconoscersi per quello che sono, ad accettarsi, a non dividersi nelle diversità, ma a completarsi con esse.

Gabriele Lavia o Dario Fo?

Dario Fo, perché sto scoprendo il mio lato brillante, che non conoscevo. Grazie anche alla mia regista, Giuditta di Chiara, in questo ultimo spettacolo, “Me pari Walter”, mi sono proprio divertita. Quindi, scelgo Dario Fo.

Il 20 aprile sarai in scena al “Petrolini” di Roma con questa commedia brillante? Ci racconti qualcosa al riguardo?

È vero! E mi vedrete in un ruolo ironico, quasi comico. Il titolo, come detto prima, è: “Me pari Walter”, una commedia divertente che porteremo in tour in tutta Italia, grazie alla Resalio Produzioni che ha creduto nel progetto. Lo spettacolo nasce da un libro scritto, e mai pubblicato, da Giuditta di Chiara. Su mio consiglio ne ha tratto un copione che affronta il tema del rapporto tra uomo e donna, sul cliché del principe azzurro che si rivela per la sua cruda realtà. Io interpreto due parti, una delle quali è il mio alter ego che interagisce con il pubblico durante tutto lo spettacolo. Molto divertente, si ride dall’inizio alla fine. Oltre a produrre lo spettacolo, la Resalio pubblicherà anche il libro di Giuditta.

Punti al cinema? Come attrice o come autrice e regista?

Il cinema mi piace, ma sempre come attrice. Davanti la telecamera, non dietro. Attualmente sto finendo di girare un film sul tema del bullismo dal titolo “Il buio e la luce” di Yanes Darbaz, con la regia di Giuse Joseph. Mi piacciono i ruoli drammatici, che trasmettono emozioni forti. Non ti nascondo che mi piace assistere ai casting, guardare i self-tape, interessarmi dei costumi. Insomma, mi piace stare nel cuore dell’organizzazione, fondermi con esso. Però, voglio fare l’attrice.

Per concludere, ti definisci in tre parole?

Affamata, grata, entusiasta.

Grazie Jessica, è stato un piacere chiacchierare con te. Ti auguro il meglio per la tua carriera. In bocca al lupo!

Grazie a te, Paolo, di cuore. Viva il lupo! Un saluto a tutti i lettori di Banquo che, naturalmente, aspetto a teatro.

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