Er corvaccio e li morti: Lino Guanciale e Graziano Graziani al Teatro Vascello per Halloween

recensione di Emiliano Metalli

Il cimitero, si sa, è un luogo di incontri e apparizioni, uno spazio che si presta al comico e al tragico, all’occorrenza. Accade ovunque, ma ancor di più a Roma dove il popolo ha un rapporto tutto personale con la morte e il corollario di figure, superstizioni, storie e aneddoti che la accompagnano. Ma se in tempi papalini il misterioso passaggio fra i due mondi – la notte che precede il 1 Novembre – era mezzo di spavento affinché i fedeli colmassero, per opera delle “limosine”, le mancanze peccaminose della vita mortale in vista di quella eterna, già ai tempi di Belli lo sguardo disincantato della sua filosofia poetica aveva detronizzato le raffigurazioni terrorifiche della “commare secca” paragonandola a un macinino da caffè. In questo clima ironico, scanzonato a tratti, ma sempre vigile e molto critico si muove la creazione poetica di Graziano Graziani. Vero capolavoro di riutilizzo e commistione linguistica, ma anche di ri-creazione profonda, questo è il suo Corvaccio. Un omaggio indubbio al mondo di Belli, di cui fa proprio il mezzo tecnico e il punto di vista mai drammatico, al massimo amaro e cinico, ma anche una carrellata di tombe che fa tornare alla mente Spoon river e persino De André. La spirito di questi sonetti è tutto riflessione assiomatica e aforismatica, come in Belli certo, ma senza rivelarsi passatista o nostalgica. Vecchi figuri e nuove professioni fanno il paio con la modernità e con quei vizi che, in saecula saeculorum, non smettono mai di accompagnarsi agli essere umani.

Il Corvaccio che ci introduce ha, in fondo, l’aspetto accattivante di Lino Guanciale: affascinante ed enigmatico, non certo un caratterista, ma un mattatore di talento. Una figura che si avvicina più a un cattivo Marvel che a un villain ottocentesco. E se le introduzioni al mondo poetico, che intervallano le sezioni, si rivelano utili per comprendere l’operazione culturale posta in atto, resta intatto l’incanto delle mille voci di Guanciale e delle melodie malinconiche che lo accarezzano per opera di Gabriele Coen e Stefano Saletti. Attimi di grande essenzialità e, in questa, grandezza di messaggio, profondità di intese, artigianalità delle più autentiche, come non se ne sentono spesso: pura e senza tempo. Si ha un bel dire che gli artisti oggi sono messi spesso sotto etichette limitanti, Guanciale rinnega le etichette e – Proiettando e Gassmanando un po’ – ci regala uno spaccato umano indimenticabile. Così come indimenticabili risultano gli arrangiamenti musicali delle canzoni romane che Coen e Saletti hanno interpretato con la leggerezza di chi ha talento e non ha bisogno alcuno di ostentarlo.

Halloween perfetto al Teatro Vascello!

Lascia un commento

Your email address will not be published.

quattro × uno =