“Yen”: una trasposizione teatrale che funziona

27 Dicembre 2022

Ha colpito e convinto il pubblico romano del Teatro Belli la trasposizione di “Yen”. Lo spettacolo, portato in scena sul palco trasteverino dal 9 all’ 11 dicembre, e inserito nella rassegna “Trend: nuove frontiere della scena britannica  – XXI edizione”, trae ispirazione da un testo avvincente, fresco, profondo. L’autrice, Anna Jordan, indaga il disagio e gli espedienti della vita ai margini, nei sobborghi di Londra che sono anche i borders di una vita famigliare disagiata e piena di mancanze. Hench e Bobby sono costretti a compensare con l’affetto fraterno l’assenza dei genitori, di un padre salito al cielo troppo presto e di una madre sconclusionata, fragile e con il vizietto cronico delle dipendenze. Alcol e stupefacenti che annebbiano ma non allontanano dai problemi né migliorano le condizioni dei 2 adolescenti. Vivono murati, in condizioni alimentari ed igieniche precarie, anche loro drogati ma di videogiochi e film porno, lobotomizzati per mancanza di alternative e di guide affidabili. Insieme a loro, nella stanza accanto sta un cane, Talebano di nome, mal sopportato di fatto. La casa è costantemente al buio o in penombra, la flebile luce che penetra nell’unica finestra rappresenta il solo punto di contatto con il mondo. Ma è da questo spiraglio che nasce la speranza di un possibile e inatteso riscatto. Ha i colori caldi di un animo libero, solare e pieno di amore, una ragazza di nome Jenny . Anche lei vive un’esistenza contrastata, ma è profondamente ottimista e assai curiosa. Ecco perché un giorno decide di bussare alla porta ed entrare per sempre nella vita dei 2 ragazzi.

Davvero notevole la produzione, confezionata dalla Compagnia dei Masnadieri di Roma. A cominciare dalla costruzione registica: il director Jacopo Bezzi, aiutato da Federico Malvaldi, Massimo Roberto Beato e Davide Mario Lo Presti, fa scivolare agilmente la drammaturgia, perfetta la gestione dei tempi, disegno luci indovinato e allestimento scenico funzionale ad un perfetto contrasto cromatico tra il bianco degli interni ed il nero offuscato del contorno. Di una Fultham – il sobborgo londinese scelto dalla Jordan – che agli occhi e alle orecchie del pubblico appare quanto più vicina e anglosassone.

La camera da letto è il vero fulcro di ogni accadimento. Gli episodi, scanditi dagli incontri tra i personaggi, si susseguono con cadenza regolare, in contrasto con gli strappi, evidenti, che invece sono la cifra dei dialoghi. Incisivi, sofferti, anche scurrili in certi passaggi. D’altronde il quartiere in questione è un luogo squallido dimenticato dal mondo, l’atmosfera richiede poca attenzione per bon ton e ricami. C’è tanta “ciccia” invece nei movimenti e nelle emozioni trasferite dagli ottimi interpreti: Arianna Aloi, Vittoria Faro, Tommaso Paolucci e Francesco Terranegra. Intensi, espressivi, disperati ma euforici, fragili, mai forti.  
Fuori dalle righe e tanto, tanto pieni di vita. E con una sana dose di humour.

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