Quella passione di Cristo che a teatro continua a meravigliare

18 Aprile 2023

A Roma, sul palco del Teatro Belli, il 5 e 6 aprile è andato in scena “Ricordate che eravate violini”, meditazione notturna per una voce sola con Giorgio Sales e l’accompagnamento, al liuto, torba e chitarra, di Lorenzo Sabene. Regia di Francesco D’Alfonso che ha disciplinato un’originale drammaturgia attorno ai momenti successivi all’arresto di Gesù di Nazareth. Intorno a quella lunga notte che aprì la passione del figlio di Dio, dalla solitudine del Getsemani, fino alla crocifissione e infine alla resurrezione.

Un monologo intenso e sofferto, arricchito dalle voci fuori campo di Roberta Azzarone e Lorenzo Parrotto, e dai contributi audio e video di Francesco Indelicato. Disegno luci firmato da Cecilia Sensi.
Protagonisti aggiunti anche, soprattutto loro, i fogli sparsi a terra, tutto intorno. Una coperta di carte inchiostrate da firme illustrissime che hanno ispirato lo spettacolo: Jorge Luis Borges, Jacopone da Todi, Khalil Gibran, Mario Luzi, Alda Merini, Éric-Emmanuel Schmitt. Poeti e scrittori, ma anche compositori e musicisti, da Johann Sebastian Bach a Fabrizio De Andrè e John Dowland, passando per Steve Weiss, Stefano Landi, Morten Lauridsen, Alessandro Piccinini, Maurice Ravel e Ferdinando Valdambrini. Artisti che diedero voce, interpretazione e suggestione ai momenti in cui il Cristo, ancora uomo e umano, con i suoi dubbi e le sue debolezze, aprì il passaggio verso l’aldilà.

Presa tutta insieme, questa produzione descrive – nell’intento di D’Alfonso – una sorta di “autobiografia” del Verbo, caleidoscopico intreccio tra eterno e terreno, tra assoluto e contingente. Una scenografia spoglia, come fosse un mondo di cui si sono persi i contorni, in cui lo spazio e il tempo sono sospesi. Solo uno specchio, sullo sfondo. Gesù che si specchia, e si spoglia. Della sua vita materiale, fatta anche di angoscia e di paura. Accetta, dietro un telo, la croce.
La sua, è la storia che da più di duemila anni viene raccontata in ogni dove, ai 4 angoli del mondo, e nei linguaggi di tutte le culture. E che ancora affascina e fa riflettere, per la miriade di letture e di significati di quel gesto di sacrificio. Così attuale sempre, ancor più in questi tempi di edonismo e disorientamento.
Giorgio Sales è un Gesù dai lineamenti morbidi e dal fisico tonico, ma esprime con asprezza e una recitazione dirompente l’ampio spettro di emozioni che vive in quei momenti così drammatici e potenti. Di una poetica che non smette di meravigliarci.

La morte del Nazzareno ha salvato la vita degli uomini che, come violini, ora sono “pronti a suonare le ragioni del mondo”.

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