La potenza del teatro e il messaggio civile di “Meglio scalze”

24 Aprile 2023

Due donne. Anastasia e Genoveffa, il bianco e il nero.
Barcollano, prive di scarpe, mettono alla prova articolazioni e tendini. Fanno di tutto per riuscire a stare in piedi, a soddisfare ciò che la società si aspetta da loro. Alte, snelle, slanciate, a loro agio sui tacchi.
Silhouettes, ruoli imposti da secoli di schemi, evoluti ma solo nell’apparenza estetica, per le mode che cambiano, per la tecnologia che presenta nuove applicazioni e nuove dipendenze dal sovrano potere maschile e maschilista. E allora, “Meglio scalze”, come recita anche nel titolo lo spettacolo andato in scena al Teatro Spazio 18B, in zona Garbatella a Roma, dal 13 al 16 aprile. Quattro repliche da tutto esaurito e applausi convinti per un progetto al debutto che scuote, provoca, disturba. Sorretto da un testo di encomiabile coraggio.

Dunque teatro civile, politico, sociale. Dissacrante, irriverente. Sì, sulla denuncia dell’atavica discriminazione dei generi e sul terreno che la donna si sta riprendendo, con le unghie e con la lotta per i (sacrosanti) diritti alla parità. Per affermare che siamo tutti uguali, in questo mondo, donne e uomini. Ok, ma dove la novità? Fino a qui sembrerebbe di approcciare a uno dei tanti spettacoli che, sul tema, da qualche anno riempiono i cartelloni dei teatri capitolini e italiani in genere. Al limite, a volte, dell’autoreferenziale e incapaci, spesso, di valicare la superficie dell’ovvio, del già detto, o, peggio, del bieco vittimismo.

Ma in questo lavoro, firmato da Atto Nomade Teatro e prodotto dalla Compagnia dei Masnadieri, con il sostegno di Mujeres nel teatro, vi è dell’altro. Candide lenzuola, un soffitto popolato da cristalli di ghiaccio, due enormi scarpe dorate con tacco e plateau disposte simmetricamente, tallone contro tallone. Ai lati e sulla pianta delle scarpe si “arrampicano” le due protagoniste, imparruccate e in “assetto da gara”: in nero Marzia Ercolani, che ha curato anche drammaturgia e regia, in bianco Carla Carfagna. Due attrici che alternano dialoghi a rumori gutturali, sospiri affannosi e silenzi che lasciano la parola ai loro corpi. Il teatro incontra la performance pura, in un crescendo di espressività che si eleva, simbolicamente, all’oltrecielo. Accompagnato da musiche e messaggi registrati, roba di asettiche reclame e altre “markette”.

Le due – bravissime! – interpreti impiegano 90 minuti per discernere quella che lo spettacolo definisce Antologia del troppo. Ne escono liberate ma anche estenuate: sono numerosi e impressionano, per i loro toni, i riferimenti alle gabbie che storicamente rinchiudono l’immagine femminile e la posizione consolidata della donna. Costretta sempre a dimostrare, sempre ad assecondare i bisogni dell’uomo, sempre ad accettare il ruolo di ingranaggio della macchina maschilista che governa le relazioni interpersonali. Ad ogni livello e con ogni mezzo. Imparare a muoversi sui tacchi è solo un esempio semplicistico dell’incastro, che sconfina nella dichiarata persuasione del linguaggio pubblicitario e menziona senza farne mistero le conseguenze anche patologiche di certi clichè. I canoni del cosiddetto “bello”, accondiscendente , universalmente apprezzato. Da seguire e basta, senza possibilità di appello. Nella speranza di un ascesa che, per le vittime di questo squallido canovaccio, non è mai liberazione, ma solo illusione e nuova sofferenza. Un perfido cerchio chiuso.

E allora, meglio rimanere scalze. Libere, imperfette, vive e a testa alta. Con le gambe che scricchiolano. Ma mostrando un fiero sorriso.

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MEGLIO SCALZE
(Antologia del troppo)


Drammaturgia e regia
Marzia Ercolani

con
Carla Carfagna
Marzia Ercolani
Aiuto regia
Chiara candidi
Scenografo
Luigi Acunzo

Un progetto Atto Nomade Teatro
Una produzione La compagnia Dei Masnadieri
Con il sostegno di Mujeres nel Teatro

Dal 13 al 16 aprile
Teatro Spazio 18b – Roma

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