After the end

23 Aprile 2023

Là fuori è il caos, avviene un esplosione nucleare. Imperversa una situazione di guerra fredda e Mark l’inevitabile se lo aspettava. Si era peraltro attrezzato, costruendo nella sua proprietà un bunker antiatomico, arredato e pieno di provviste. Che ora, dopo la fine, diviene riparo e luogo di salvezza anche per Louise, unica altra superstite della devastante deflagrazione. Per necessità, ma forse anche cavalcando gli eventi – visto che lei era svenuta e lui l’aveva trascinata là sotto – i due giovani si trovano insieme nello stesso scantinato. Tra di loro inizia un valzer di complicità e repulsione, improbabile machismo e orgoglio femminista, scorie di infantilismo e spietato opportunismo. Fino all’esasperazione della convivenza, spinta dalla fame e dalla privazione della libertà. Arrivano le minacce, l’animale violenza, si sfiora anche la tragedia. Nel mezzo forse nasce un sentimento, o forse è solo forzatura di una parte.

Nelle 2 ore di “Dopo la fine”, proposto dal 14 al 16 aprile sul palco dell’Altrove Teatro Studio, abbiamo assistito ad un escalation senza fine di tensione, sia fisica che emotiva. Colpi di scena, scatti in avanti e indietro, maschere che poi si sciolgono, un dopo la fine inatteso.

Il progetto di Luca Mascolo prende spunto da “After the end”, testo dell’inglese Dennis Kelly scritto nel 2005 e tradotto per l’occasione da Monica Capuani. Su un palco dominato dai contrasti netti di luce si muovono come atomi nervosi i bravi Cristina Greco e Francesco Ippolito, attori di corporatura minuta ma dalla monumentale energia. La loro espressività dà tono ai quadri che orientano lo spettatore in uno svolgimento che procede a strappi, con ripetute inversioni dei ruoli e dei rapporti di forza tra gli interpreti.

La regia di Mascolo, con Ida Maurano in aiuto, fissa la lente sull’espressività dei volti, della voce e del dinamismo degli attori. Ragazzi in formazione, pieni di paure e presi dall’ansia della sociale approvazione. Costretti in un contesto forzato che è un po’ la cifra dei rapporti tra uomini e donne, vittime e carnefici di loro stessi, a volte illuminati altre incapaci di dominare gli istinti. Incastrati dalle necessità primarie, che sovrastano le strutture culturali. E, una volta messi in salvo dal bunker, obbligati loro malgrado a muoversi in uno spazio ben più grande ma comunque chiuso, un tunnel di costrizione e convenzioni.

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