“One Shot Show”: musica, danze e la magia del teatro al Ginesio Fest

28 Agosto 2023

Tutto, la sera del 23 agosto, ha avuto inizio con una danza. Corale, collettiva, coinvolgente per il pubblico accorso numeroso all’ingresso del Chiostro di Sant’Agostino, fulcro degli spettacoli serali del Ginesio Fest, Sì, il Festival di teatro ospitato nel Comune di San Ginesio, giunto alla quarta edizione. Scoperta clamorosa per la passione e la qualità dell’organizzazione riscontrate.

Dicevamo, al Chiostro. La musica italiana degli anni Sessanta, in diffusione. L’ allegro gruppo degli allievi della Scuola del Teatro Stabile di Torino a trascinare i presenti – piacevolmente colti di sorpresa – in un moto perpetuo carico di energia e tossine, quelle buone. Una cascata di allegria che ha fatto dimenticare il palco, posto poco più dietro e che si è acceso dopo che tutti, dai bambini ai loro nonni, hanno accennato almeno un salto o una piroetta. Sguardo furbo e sorriso sornione, Filippo Timi ha fatto centro con l’originalissima trovata. Ed era solo l’inizio…

Un incipit che tutti ricorderanno. Poi, tutti sul palco. Timi insieme a Matteo Prosperi, Gianluca Vesce e ai ragazzi dello Stabile, diretti da Leonardo Lidi. Dodici nomi di cui sentiremo parlare: Maria Trenta, Teresa Castello, Martina Montini, Nicolò Tomassini, Alice Fazzi, Matteo Federici, Ilaria Campani, Andrea Tartaglia, Hana Daneri, Alessandro Ambrosi, Francesco Halupca, Emma Savoldi. Abbigliati con costumi colorati, semplici, di recupero, portati da casa o trovati a San Ginesio. Medesima la casualità per l’allestimento scenico, ad ogni modo curato nei dettagli e di forte impatto.
Un vero e proprio miracolo, se consideriamo che il progetto si è sviluppato in soli 5 giorni di lavoro con il gruppo, guidato dal “Deus Ex Machina” Timi, chiuso in ritiro h24 nella palestra comunale per provare e riprovare le scene. Di uno spettacolo, diretto da Timi e scritto insieme a Lorenzo Chiuchiù, per cui anche il titolo è stato improvvisato: “One Shot Show”. Scelta che riflette, nel suo messaggio diretto, una verità esplicita: che cioè si tratta di una messa in scena in data unica, che mai verrà replicata.

Fortunate, per questo motivo, le decine di persone che hanno assistito allo spettacolo, Perchè di vero teatro, si è trattato. Capace di arrivare alle profondità delle emozioni e scuoterle, come raramente si è verificato negli ultimi tempi sui palchi italiani. Termometro? Il pubblico rapito e rimasto incollato alle sedie, anche ben oltre i 10 minuti di applausi tributati agli attori. Timi con la maschera e la voce di un Satana a metà tra mondo umano e dimensione animale, relegato in un angolo a intonare il ritmo della narrazione sfiorando una campana tibetana e alternando palmo e polpastrelli su un hang. Ancestrale e apocalittica insieme, l’atmosfera fa da sfondo inatteso ma ad effetto per quel “Paradiso Perduto” di John Milton che ispira la drammaturgia. Del Paradiso, alcuna parvenza. Ma tantomeno dell’Inferno.

Ci troviamo in un real limbo. Privo di sovrastrutture, privo di giudizio critico, tutto è concesso.
Adamo ed Eva, la Madre ed i suoi figli. Una carnalità senza accuse, i sentimenti che si mostrano ma anche no, il vento del cambiamento e delle passioni. I ragazzi, ora a terra ora in piedi su sedie, ora silhouettes ora in carne ed ossa, si lasciano agli istinti, anche violenti. I ruoli sono solo simboli. Non esiste morale nè giudizio. Mette d’accordo tutti, va detto, la grandissima prova attoriale dei collettivo, sincronizzato alla perfezione e capace di trasmettere dal palco quel cuore che al contrario, per quello che è il suo ruolo in scena, il Satana- santone-Timi si è strappato. Pentito di ciò, il demone in maschera strizza l’occhio alla luce della vita, il resto è il genio di questo interprete del teatro italiano. Grazie per esserci, Filippo.

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