Latini ad effetto con “Venere e Adone” al Ginesio Fest

28 Agosto 2023

Metallica, robotizzata, futuristica ma ancorata ad un presente di precarietà tanto realistico e angosciante. La “Venere e Adone” proposta da un autentico fuoriclasse del teatro, Roberto Latini, ha scosso e parecchio il pubblico accorso il 24 agosto al Ginesio Fest. Maiuscola la prova attoriale e performativa dell’artista romano, che alternando silenzi, battute isolate, versi sintetici e amplificati in loop station definisce quadri asettici accomunati da una comune cifra: la difficoltà, quasi l’impossibilità, di esprimere i sentimenti e le sofferenze di un amore non corrisposto. Quello che è poi il tema del testo di William Shakespeare, composto nel 1593. A sua volta derivato dal libro decimo delle Metamorfosi di Ovidio.

Di cambi se ne vedono in scena, sul palco del Chiostro Sant’Agostino. Nell’impianto proposto dalla Compagnia Lombardi-Tiezzi, Latini si presenta inizialmente alato e munito di arco, Cupido d’acciaio che colpisce Venere. Indossa poi la corona di Enrico III – la deformità che si fa potere – e la maschera del cinghiale assassino. Suona un violino, il suo corpo intanto vola via tramutandosi in anemone. Amore è incapace e sconfitto.

La narrazione procede. Pausa, cambio scena e, improvvisamente, l’attore si propone al pubblico seduto sul moderno divano di un interno domestico. Abbozza un tentativio di dialogo, multimediale, che malinconicamente fallisce. Infine, nuovo colpo di scena, saluta il palco in compagnia di un cane robotizzato.
Variazioni di uno stesso tema, in bilico costante tra cultura classica e universo del futuribile, Latini chiama a sè riferimenti anche di grandi artisti figurativi, da Tiziano a Carracci, passando per Rubens e Canova. Struggimento, disillusione, ma anche tanta ironia. E momenti di sospensione carichi di pathos.

Siamo della stessa mancanza di cui sono fatti i sogni” è la frase che si staglia sul pannello di sfondo, mentre distesi Latini e il robot si abbracciano. Il cane senza testa è telecomandato, ma si prende spazi di autonomia che riempie con gesti di inattesa umanità. Il pubblico, sulle prime terrorizzato, si abitua velocemente e, subito dopo, applaude sorridendo.

Il lavoro è stato realizzato in collaborazione con Epica Festival, Fondazione Armunia Castello Pasquini – Festival Inequilibrio, Fortinbras Enterprise con il sostegno di Regione Toscana e MiC.
Musiche e suono a cura di Gianluca MisitiMax Mugnai alla luce e direzione tecnica.

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