di Emiliano Metalli
Solo qualche nostalgico parigino, o al limite un appassionato di operetta, potrebbe associare il Bataclan alla figura di Jacques Offenbach o, magari, a quella più “recente” di Maurice Chevalier che su quel palco ottenne i suoi primi successi.
Eppure il Bataclan è un locale storico di Parigi che ha saputo trasformarsi adattandosi alle epoche e alle esigenze dei suoi frequentatori. Ha ospitato successi e fiaschi, folle di appassionati e spettatori borghesi, film e spettacoli dal vivo fino alla notte del 13 novembre 2015, quando un attentato lo ha trasformato da luogo di intrattenimento a spazio di morte.
Una piccola parte di tutta la sua storia entra nello spettacolo La diva del Bataclan che il REF 2025 ha portato al Teatro Vascello di Roma dal 28 al 30 ottobre, ma che arriverà anche a Milano, Firenze e La Spezia nel 2026.
Il Bataclan di Paolocà-Marsicano-Antonelli (e del team creativo al completo, aggiungerei per amor di completezza) parte da un passato più lontano che viene a scontrarsi con questo locale parigino e con il drammatico atto terroristico firmato ISIS.
Il crossing è però unicamente un punto di partenza e di arrivo, diviene un elemento di detonazione di molti altri temi che compongono questa drammaturgia. La già citata solitudine, ma anche l’alienazione, la depressione, il disagio sociale, il precario equilibrio psichiatrico, l’instabilità economica, il desiderio di essere amati e, per questo, felici, insieme a una creatività perversa ed estrema, al distacco dalla realtà, alla manipolazione e all’incoscienza. E restano, a ben vedere, solo alcuni degli elementi messi in gioco in questo allestimento multidisciplinare che scava nelle radici più scomode e profonde del disagio – sociale e politico oltreché umano – attraverso un linguaggio coerente e straordinariamente ricco di sfumature. Un linguaggio che nasce dalla stessa creatività della protagonista, viaggiando sull’onda della citazione, da un lato, della favola quasi disneyana, dall’altro.

Audrey si racconta e canta, come farebbe una principessa. Indossa pantofole rosa, ha una stanza piena di lustrini, una tenda bianca che ricorda il retro di un sipario, microfoni rosa e un amico – immaginario? – che crea effetti da concerto con bolle di sapone e nebbia profumata, mentre lei si esibisce.
Il suo palco è uno spazio ristretto, che la ingabbia come la perla di un’ostrica. Il suo pubblico non esiste o, quando è presente, è costituito da profili social più o meno immaginari.
Perché Audrey è figlia di due emarginati sociali, vive una realtà di disagio, di esclusione e si rifugia nei social per trovare una vita che non ha. Possiede però una creatività sorprendente: crea amici cui si affeziona, amori a cui non sa rinunciare, nei limiti di una frustrante vita solitaria.
Finché un giorno, bombardata dalle notizie sull’attentato al Bataclan, Audrey inventa un’altra sé. Una vittima di quell’evento, una sopravvissuta, una fortunata e da lì inizia la sua scalata, la sua rivincita sociale. Arriva all’apice di un’associazione per le vittime: un paradosso.
Sembra aver raggiunto ogni suo desiderio, ma la realtà prende il sopravvento sulla sua fantasia e la solitudine resta la matrice della sua esistenza. Nessuno le si accosta nel concerto di commemorazione – primo vero evento sociale cui partecipa – anzi la disgregazione del suo universo avviene proprio attraverso lo stesso mezzo di cui è costituito: i messaggi social.
Ecco quindi che tutta la storia prende ben altra piega.
Ecco che la sua stanza somiglio più a un carcere. La sua voglia di fuggire l’ha costretta a restare in uno spazio più angusto e più solitario di quello in cui viveva. Nulla resta della Diva del Bataclan, se non le sue dichiarazioni in sede giudiziaria. Lei diviene così emblema di molti altri dallo stesso destino.

La collaborazione tra Gabriele Paolocà, Claudia Marsicano e Fabio Antonelli riesce a raggiungere lo spettatore perché va oltre il dato biografico.
Manca l’autocommiserazione e c’è piuttosto quasi una sorta di silente ammirazione per i tentativi di Audrey di uscire da una vita disastrata, senza averne colpa.
Si innesta un tacito patto di condivisione dei suoi desideri, anche perché spesso le situazioni più terribili – compreso l’attacco terroristico – vengono trasformate attraverso le canzoni. Si attua uno straniamento, una decontestualizzazione che si tinge di ironia, che fa ridere e riflettere al tempo stesso. Anche quando qualche passaggio non è proprio fluido, il gioco si regge proprio sull’accordo fra le parti. Grazie a una drammaturgia per nulla scontata e molto agile, alle canzoni – di Fabio Antonelli – davvero belle per i testi e per le melodie. Magari ricordano o si ispirano a quelle degli Eagles of Death Metal, eppure vivono di vita propria, sanno di genuino, di onesto ed estremamente adatto alla narrazione.
Merito di un’attenzione alla scrittura – testuale e scenica – da ascrivere al talento di Gabriele Paolocà.
Aiutano allo spettacolo le scene di Rosita Vallefuoco, essenziali ma cangianti e piene di nascondigli, proprio come l’anima di Audrey, che le luci di Martìn Emanuel Palma amplifica all’infinito, insieme ai video di Luca Brinchi e dello stesso Gabriele Paolocà. Video di testimonianza e di una realtà che irrompe sulla scena nello stesso istante, insieme all’iconico – non c’è altra parola per dirlo – Gabriele Correddu.
Su tutto, però, e su tutti si staglia la Diva: Claudia Marsicano.
In primo luogo per il faticoso (ed egregiamente compiuto) lavoro interpretativo su più fronti espressivi, poi per la sua stupefacente malleabilità identitaria che riesce a trasformare, per esempio, il suo bel viso in una maschera di dolore o, peggio, in un emblema di perversione psichiatrica, come avviene nella scena in video in cui è davvero straordinaria.
Non da ultimo per la bellezza del suo timbro vocale e la maestria nell’adattarne le sfumature ai diversi stili delle canzoni, trovando per ognuna il corretto tono, la giusta misura, l’adeguato accento espressivo, proprio come nel testo narrato.
Lei è la vera Diva da non perdere.

REF 2025 – Teatro Vascello
28-30 ottobre 2025
La diva del Bataclan
Regia, drammaturgia e liriche Gabriele Paolocà
con Claudia Marsicano
e con Gabriele Correddu
musiche originali Fabio Antonelli
scene Rosita Vallefuoco
luci Martìn Emanuel Palma
drammaturgia fisica Carlo Massari
video Luca Brinchi e Gabriele Paolocà
progetto audio Niccolò Menegazzo
costumi Anna Coluccia
aiuto regia Marco Fasciana
tecnica Chiara Zaffiro
assistente volontario Matteo Libertucci
ufficio stampa Antonella Mucciaccio
si ringrazia per le traduzioni Marco Chenevier
produzione Cranpi, SCARTI Centro di Produzione Teatrale d’Innovazione, Romaeuropa Festival
con il contributo di MiC – Ministero della Cultura, Regione Lazio
con il sostegno del Centro di Residenza della Toscana (Armunia – CapoTrave/Kilowatt), Comune di Sansepolcro e Teatro Biblioteca Quarticciolo
in collaborazione con Romaeuropa Festival
in corealizzazione con La Fabbrica dell’attore – Teatro Vascello
Date successive
20-21 febbraio 2026 Il Dialma, La Spezia
6-7 febbraio 2026 Teatro Florida, Firenze
27-29 marzo 2026 Teatro Fontana, Milano
