di Emiliano Metalli
Ci sono mostri che fanno paura. E mostri che ci somigliano troppo. Da quarant’anni Dylan Dog attraversa gli incubi per raccontare le inquietudini del mondo reale, trasformando il fumetto horror in uno specchio delle nostre ossessioni. Nato dalla penna di Tiziano Sclavi, l’Indagatore dell’Incubo ha conquistato generazioni di lettori con le sue fragilità, il suo disincanto e quella capacità tutta sua di scoprire, dietro l’orrore del soprannaturale, qualcosa di profondamente umano.
Il 26 settembre 1986, con L’alba dei morti viventi, Tiziano Sclavi consegnava alle edicole un personaggio destinato a rivoluzionare il fumetto italiano. Ex agente di Scotland Yard, investigatore del soprannaturale, malinconico e ironico, Dylan Dog non è soltanto un cacciatore di creature mostruose, ma un uomo fragile, attraversato da paure, ossessioni e sentimenti, che cerca di dare un nome all’inspiegabile. Al suo fianco, l’irriverente Groucho, tra battute surreali e irresistibili incursioni nel nonsense, accompagna il lettore in un universo in cui l’orrore convive con la poesia e il grottesco con la riflessione esistenziale.

Il successo della serie è stato travolgente. Partito quasi in sordina, il fumetto ha conquistato negli anni Novanta centinaia di migliaia di lettori. Un fenomeno editoriale e culturale che ha saputo parlare a generazioni diverse, intrecciando l’immaginario horror con il cinema, la letteratura, la filosofia e le inquietudini del presente.
Del resto, Dylan Dog è nato con il cinema nel sangue. Le atmosfere di George Romero, Dario Argento, John Carpenter e David Lynch, le suggestioni della letteratura gotica e il gusto per il paradosso hanno alimentato fin dall’inizio le sue avventure. E il percorso tra le arti non si è fermato alle tavole disegnate: dall’ispirazione che ha attraversato Dellamorte Dellamore di Michele Soavi, con Rupert Everett, fino alle successive trasposizioni e riletture cinematografiche, l’Indagatore dell’Incubo ha continuato a reinventarsi, diventando una delle icone più riconoscibili della cultura pop italiana.
Quarant’anni dopo quel primo albo, Dylan Dog si prepara dunque a varcare una soglia inedita: quella del teatro. Il debutto di Dylan Dog Horror Show, diretto da Valter Malosti e prodotto da Sergio Bonelli Editore, segna la prima trasposizione teatrale ufficiale del personaggio e un nuovo capitolo nella storia dell’Indagatore dell’Incubo. Un approdo che non poteva trovare cornice più significativa: il Teatro Eliseo di Roma. Un teatro storico che riapre le sue porte proprio in occasione di questo appuntamento, dopo la chiusura del 2020 e alcuni anni di doloroso silenzio, grazie ad Alessandro Longobardi.

Dal 28 ottobre 2026, con anteprime speciali a partire dal 22 ottobre, l’universo visionario di Sclavi ha preso forma tra teatro, musica, immagini e suggestioni horror, mentre il foyer si è trasformato in un percorso immersivo ispirato alla Casa di Dylan.
Non è semplice trasferire il linguaggio del fumetto sulle tavole di un palcoscenico. È anzi molto più rischioso di una sceneggiatura cinematografica perché la rappresentazione non ha filtri di alcun genere se non la creatività delle idee registiche e le abilità live degli interpreti di fronte al pubblico. Non c’è montaggio che possa intromettersi o effetti speciali computerizzati, né strumenti tecnici adatti a manipolare l’immagine della tavola per renderla viva, senza perdere il contatto con il foglio stampato. Un foglio, in più, così amato dai lettori da spingerli a presentarsi in sala con gli stessi abiti dei personaggi: quasi un role play da platea!
Rispetto a questa riflessione, il primo passo dal fumetto al testo teatrale, per mano di Tiziano Sclavi e Nicola Russo, sembra superato brillantemente. La scelta è quella di una drammaturgia per quadri giustapposti che richiama chiaramente le scene del fumetto, senza però perdere la fluidità del racconto e, anzi, addensando i dialoghi più essenziali per narrare la galleria di incontri che il protagonista ripercorre insieme ai personaggi più noti dei suoi quarant’anni di vita. Non tanto quello che accade, bensì una lunga riflessione sui rapporti e su se stesso è al centro di questo spettacolo, arricchito da musica e inserti danzati che lo rendono uno show a tutti gli effetti, molto più affine al teatro musicale inglese. Non è casuale la scelta, vista l’ambientazione a Londra e l’alternanza funzionale delle scene nel Club Inferno che funge da ottimo diversivo per creare con coerenza occasioni metateatrali, in cui il “numero” è giustificato drammaturgicamente e non inserito “naturalmente” nella vicenda.

La regia di Valter Malosti traduce questo materiale complesso in un percorso lineare, comprensibile e fluido, ma a volte troppo semplicistico. La giustapposizione non viene quasi mai mascherata né il passaggio fra una scena e l’altra subisce variazioni: colpi di scena, diversivi, “distrazioni” per rendere un effetto scenico più incisivo, più vicino al mondo dello Show anglosassone non entrano nella sua idea registica se non superficialmente.
Ed è un vero peccato perché le scene di Claudia Sorace sono davvero splendide e riescono a offrire opportunità continue, come avviene per la prima scena di Madame Trelkovski, ma non perseguite.
Una ricostruzione meticolosa di cui lo spettacolo può andare fiero va riconosciuta poi a Metella Raboni che ha ricreato l’immaginario cartaceo degli abiti attraverso linee e colori riconoscibili e di ottima fattura.
Anche il disegno luci di Giulia Pastore è efficacissimo, soprattutto nella prima parte, salvo poi attenuarsi durante lo show, illuminando troppo lo spazio scenico e lasciando un margine minimo per un ingresso a sorpresa, per un effetto “wow” che è elemento imprescindibile di un progetto di questo tipo.
Aiutano invece molto al clima i disegni video di Sergio Metalli e creano l’atmosfera originale, senza rinunciare a una discreta originalità, ma la ripetitività degli episodi toglie anche a questo aspetto ogni elemento di sorpresa. Poco incisive risultano purtroppo le coreografie di Michela Lucenti, che avrebbero potuto essere proprio l’elemento più interessante per cucire una drammaturgia musicale più organica, come avviene nella complessa coreografia dello sdoppiamento di Dylan Dog, forse la più bella dello spettacolo, e in quella iniziale che ricorda gli zombie di Jackson.
Su tutti i linguaggi della scena, però, spicca il progetto sonoro e la direzione musicale affidati a G.U.P. Alcaro insieme a Malosti e alla collaborazione di Andrea Cauduro, e realizzato da un notevole trio composto da Paolo Spaccamonti alla chitarra, Luca Cavina al basso e Jacopo Battaglia alla batteria. Tre musicisti in grado di farsi orchestra e ampliare l’orizzonte sonoro dello spettacolo oltre il velatino, inglobando la platea nel clima orrorifico e spaventoso dello spettacolo.
Sul cast nascono alcune perplessità, in termini di scelte e disomogeneità. Di fronte ad alcuni personaggi estremamente a fuoco, altri creano un’alterazione nella percezione globale della vicenda per caratteristiche vocali, atteggiamento, aspetto o interpretazione rispetto al modello di partenza.

È un dato che Gabriele Graham Gasco nel ruolo di Dylan Dog goda di una somiglianza incredibile, tuttavia oltre a questo riesce a costruire un personaggio credibile dall’inizio alla fine senza mai perdersi nella lunga sequela di incontri che, inevitabilmente, lo portano a esiti scenici molto diversi. Amore e morte, inquietudine e ironia, mistero e debolezza: Dylan attraversa molti stati e l’interprete riesce a tenere il passo persino nella complessa scena di sdoppiamento.

Al suo fianco Loris Fabiani è un Groucho da standing ovation. Gesti e posture da manuale, tempismo scenico in ingresso e uscita da applauso e una capacità rara di sciorinare le freddure del personaggio senza mai apparire inopportuno, se non dentro il carattere stesso di Groucho. Una prova eccellente.
Altra perla del cast è Ida Marinelli nel ruolo di Madame Trelkovski: inutile elencare la sequela di ruoli che ha ricoperto nella sua carriera, perché fuoriescono dalla sensibilità con cui ha affrontato anche questo personaggio “di cartone” rendendone nel dettaglio (dalle mani, dal volto, dal rapido accento di alcune fugaci battute) ogni particolare. Un tocco di vera classe e una ventata di grande talento ogni suo ingresso in palco, persino nella coreografia finale arrampicata sulle scene accanto ai musicisti, immobile eppur partecipe della danza.

Marit Nissen nei panni di Veronika lascia perplessi nella prima scena, troppo impostata, troppo gelida, salvo poi riscattarsi appieno nel finale cogliendo solo lì il senso dell’impaccio iniziale come un dato del personaggio e non dell’interprete.
Di buona qualità l’interpretazione di Danilo Nigrelli (demone), Antonino Iuorio (Ispettore Bloch) e Dario Battaglia (Xabaras), ciascuno professionalmente ben caratterizzato.

Esplosiva, in particolare nel canto, Camilla Nigro nel ruolo di Bree Daniels. Fisico perfetto, atteggiamento coerente, nessuna forzatura, qualche macchinosità nei movimenti imposti dalla regia, ma bilanciati da una disinvoltura e da una capacità di trovare il giusto accento alle battute senza risultare mai fuori fuoco. Forse fra tutte le donne di Dylan, il personaggio più riuscito. Un obiettivo che le colleghe Beatrice Vecchione (Lillie Connolly), Annamaria Troisi (Morgana) e Sofia Fusciani (Anna Never) hanno centrato solo in parte.
TEATRO ELISEO
DYLAN DOG – HORROR SHOW
di TIZIANO SCLAVI | NICOLA RUSSO
TRATTO DAGLI ALBI A FUMETTI DI DYLAN DOG SCRITTI E SCENEGGIATI DA TIZIANO SCLAVI
Con GABRIELE GRAHAM GASCO — Dylan Dog
LORIS FABIANI — Groucho | MARIT NISSEN — Veronika | IDA MARINELLI — Madame Trelkovski | DANILO NIGRELLI — Demone Multipersonalità | ANTONINO IUORIO — Ispettore Bloch | CAMILLA NIGRO — Bree Daniels | DARIO BATTAGLIA — Xabaras | BEATRICE VECCHIONE — Lillie Connolly |ANNAMARIA TROISI — Morgana | SOFIA FUSCIANI — Anna Never
PERFORMER
FABIO BERGAGLIO — ANTONIO CARTA — ALESSANDRO PALLECCHI — SOFIA CELENTANI UNGARO — CECILIA FRANCESCA CROCE — MICHELE CALCARI — GIOVANNI FASSER
BAND
PAOLO SPACCAMONTI (chitarra) — LUCA CAVINA (basso, synth) — JACOPO BATTAGLIA (batteria, synth)
regia VALTER MALOSTI
produzione SERGIO BONELLI EDITORE
G.U.P. ALCARO progetto sonoro e direzione musicale | VALTER MALOSTI scelte musicali | CLAUDIA SORACE scene | GIULIA PASTORE disegno luci | METELLA RABONI costumi | MICHELA LUCENTI coreografie | SERGIO METALLI disegno video | ANDREA CAUDURO collaboratore al prog. sonoro e alla direzione musicale| FABIANA DI MARCO consulenza scenografica
Direzione Editoriale MICHELE MASIERO | Produttore VINCENZO SARNO | Consulenza Produzione Esecutiva CARLO BUTTO’ per Viola Produzioni S.r.l. | Responsabile di Produzione ANTONIO NAVARRA | Responsabile Editoriale GIOVANNI MATTIOLI | Amministrazione LUCIANA PARAVANO | Assistenti di Produzione GIULIA SGARBEZZINI e LAURA M.V. BIANCHI | Coordinamento SERENA SOLLA | Produttore Esecutivo Aggiunto FRANCESCO BELLOMO per Virginny Isola Trovata S.r.l. | CAMILLA MAFFEZZOLI amministratrice di compagnia | JACOPO SQUIZZATO assistente alla regia | MARCO GIUA direttore di scena | CARLO ROMITELLI fonico di sala | GIULIA GIUFRIDA microfonista| DANIELE LAZZERA datore luci| ANNAMARIA PORCELLI sarta di compagnia| VALERIA SERRIANO segretaria di produzione
COMUNICAZIONE
LUANA SOLLA ufficio stampa Sergio Bonelli Editore — LUCA MARGARI ufficio comunicazione Sergio Bonelli Editore — GIOVANNI BONINSEGNI ufficio stampa Sergio Bonelli Editore — DAVIDE PETTANI ufficio comunicazione Sergio Bonelli Editore — MARTA FALCON ufficio stampa spettacolo Parole&Dintorni— STEFANO SERESINI promo radio e tv spettacolo Parole&Dintorni — FEDERICA CAPRA promo radio e tv spettacolo Parole&Dintorni
Dylan Dog e il relativo universo narrativo sono stati creati da TIZIANO SCLAVI © SERGIO BONELLI EDITORE S.P.A.
