“Do ut des”, il cinema indipendente italiano esce dagli schemi e lancia nuovi talenti

E’ un film che interroga, spiazza, convince. Finalmente, aggiungiamo!
“Do ut des” proposto nelle sale cinematografiche del circuito UCI nelle scorse settimane, è un thriller psicologico che mischia le carte, dall’inizio alla fine. E’ la parabola del carnefice che diventa vittima, il circolo vizioso del “dare per avere”, la lussuria che esce fuori controllo, la perversione che si fa violenza e abbevera il calice della vendetta. Il maschilismo che, imbevuto di successo e ricchezza, sconfina nell’onnipotenza. Tuttavia, la carne è debole e corruttibile, anche ai piani alti della società.

Scritto da Monica Carpanese e da lei stessa diretto insieme a Dario Germani, “Do ut des” ha registrato interesse e riscontri positivi, presso sia il pubblico che la critica. Produzione di Flat Parioli e TNM Produzioni, è stato girato tra i rooftop e le vie centralissime di Milano e di Budapest, con qualche incursione anche a Roma. Il tema del potere e del possesso la fanno da padrone, e tutti gli attori del cast ne sono a vario titolo investiti. Ora dominanti, ora dominati. Convincenti le prove di Gianni Rosato, Ilaria Loriga, Luca Avallone, Miriam Dossena, Ilde Mauri, Beatrice Schiaffino.

Ed è proprio la Schiaffino, che avevamo conosciuto qualche tempo fa a teatro nei panni de “La Papessa”, ad averci particolarmente sorpreso. Per la personalità e la carica espressiva del personaggio di Emmanuelle, la conturbante scrittrice – mentalista alle prese con esperimenti di sessualità che spacca letteralmente in due lo svolgimento della narrazione, conferendo una piega determinante agli eventi. Nel nome, anche e soprattutto, della difesa del genere femminile. “Ho ricoperto il mio primo ruolo da protagonista, con dei connotati anche etici. A giudicare dai commenti dei colleghi e dalle presenze del pubblico nelle sale è andata bene – riferisce l’attrice ligure, incontrata per le vie dell’Urbe – al punto che il film verrà tradotto in 10 lingue ed esportato in tutta Europa“. Sorride raggiante, Schiaffino, che nonostante la giovane età si sta raccogliendo parecchie soddisfazioni.

Gli esordi sullo schermo con “Bang Bang Baby”, serie Tv prodotta e distribuita da Amazon Prime. Ora è impegnata su un altro progetto cinematografico, su cui permane riservatezza, nel contempo è reduce dalla registrazione di uno spot pubblicitario insieme allo chef Alessandro Borghese. “Sono felice di aver lavorato con lui, è un personaggio divertente, spontaneo, ma nel contempo molto professionale, una filosofia in cui mi rivedo appieno“, sottolinea l’artista, che vedremo di nuovo a teatro, a febbraio 2024, sul palco capitolino di Teatrosophia, insieme all’amico Lorenzo Terenzi. Roboante anche la novità dell’ultim’ora, l’ingaggio per la commedia “L’anatra all’arancia”, regia Claudio Greg Gregori , con la Compagnia Molière di Emilio Solfrizzi. “Faremo più di 90 date su e giù per l’Italia a partire dal debutto a dicembre, sono contentissima!”, esulta con un entusiasmo contagioso.

E veniamo alla fatidica domanda: un sogno nel cassetto? “Presentare il Festival di San Remo, nella mia Liguria“. Punta decisamente in alto Beatrice Schiaffino, che intanto, su e giù per lo Stivale, sta imparando il mestiere e tra qualche settimana condurrà per la terza volta la cerimonia del Premio “Leone di Vetro”, inserito nella programmazione del Festival del Cinema di Venezia numero 80.
Un ottimo trampolino di lancio. Ad maiora, Beatrice.

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