Perfect Days: la poesia nelle piccole cose

19 Gennaio 2024

Dal 4 gennaio è al cinema Perfect Days, diretto da Wim Wenders e premiato al Festival di Cannes per la miglior interpretazione maschile (Koji Yakusho). L’ultima fatica del regista tedesco, quasi ottantenne, non è per tutti essendo molto particolare nella sua semplicità.

Hirayama (Koji Yakusho) conduce una vita semplice, caratterizzata da una routine perfetta. Si dedica con tutto il cuore alle attività della sua giornata, dal lavoro come addetto alle pulizie dei bagni pubblici di Tokyo all’amore per i libri, le piante, la fotografia e la musica rock degli anni ‘70, che ascolta ogni giorno grazie alle sue audiocassette che inserisce nell’autoradio quando va a lavorare. Giorno dopo giorno scopriremo qualcosa in più del suo passato grazie ad alcuni incontri inaspettati.

Perfect Days ha dei dialoghi ridotti al minimo perché a parlare sono le immagini: dalla realtà naturale ai sogni passando per le espressioni del magnifico Koji Yakusho. Un film che non ha un inizio e nemmeno una fine, ma il segreto che vuole svelarci Wenders per vivere al meglio una vita di routine è proprio questo: godersi ogni istante senza pensare a ciò che viene domani perché “Un’altra volta è un’altra volta. Adesso è adesso”.

“Perfect Days”: una scena del film

Anche nel giorno più noioso puoi immortalare qualcosa che rimane impresso nella tua mente al punto da sognarlo quando dormi. È proprio quello che infatti succede a Hirayama, il quale diventa l’esempio da seguire di questo stile di vita talmente semplice da risultare impossibile: non è sposato, non usa quasi mai il telefono, utilizza una macchina fotografica con pellicole e va al lavoro con il sorriso. Il protagonista allora vive nel suo micromondo all’interno del macromondo, ma a piangersi addosso sono quelli che lo circondano perché l’unico che riesce a godersi ciò che ha già è solo lui.

Perfect Days allora è poetico perché è sincero, puro e soprattutto umano. Un mix armonioso di poesia e realtà che Wenders, in forma smagliante, sembra riprendere dal cinema di Yasujirō Ozu. Non aspettatevi dunque colpi di scena perché non ce ne stanno, cercate però di contemplare ogni singola inquadratura vivendo il film minuto dopo minuto.

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Jacky Debach

Isac Jacky Debach nasce a Roma il 30 gennaio 1994. Ha conseguito la laurea triennale in Comunicazione pubblica e d'impresa presso La Sapienza e la laurea magistrale in Cinema, televisione e produzione multimediale presso l'Università degli Studi Roma Tre (DAMS). Ha lavorato come redattore per Cosanepensate.it, come account commerciale per la ME Production SRL e ha collaborato con Madmass.it, Metropolitan Magazine.it e Recensito. Attualmente gestisce la pagina social Cinefusi.it e sta frequentando il Master di primo livello in critica giornalistica presso l’Accademia Nazionale d’Arte drammatica "Silvio d’Amico". Amante del cinema, della musica, della serialità televisiva e del calcio.

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