M il figlio del secolo – I due volti di Mussolini secondo Massimo Popolizio

Massimo Popolizio, dopo il grande successo della scorsa stagione teatrale, torna al Piccolo Teatro di Milano con M il figlio del secolo.

Lo spettacolo è la trasposizione dell’omonimo romanzo Premio Strega 2019 di Antonio Scurati e primo libro che fa parte della trilogia M, che segue l’ascesa e la caduta di Benito Mussolini.

M il figlio del secolo, andato in scena al Teatro Strehler dal 28 settembre al 16 ottobre, si mostra fin da subito uno spettacolo epico e lungo. Il regista romano, allievo del visionario Luca Ronconi, riesce nel difficile compito della trasposizione delle quasi 850 pagine, racchiudendole in una messa in scena di 3 ore, che non pesano però agli spettatori in sala.

Il pubblico assiste ad uno spettacolo in stile brechtiano, con una scenografia semplice, appena accennata, che gioca e trasforma le poche strutture di architettura fascista. Le scale e le pedane metalliche, spostate anche dagli attori stessi, fanno apparire i vari ambienti: luoghi o strade che vengono solo evocati e mai mostrati.

L’ enorme palco dello Strehler in questa piecè è un grande spazio grigio, che cambia con l’uso costante di luci o dei video trasmessi sulla parete di fondo, mostrando anche vecchie pubblicità anni Venti del Novecento. La regia omaggia decisamente Ronconi, ma nello stesso tempo rispetta i ben trentuno capitoli scritti da Scurati, i titoli infatti vengono proiettati sul boccascena in alto.

Il Mussolini diretto da Popolizio è diviso in due interpretazioni diverse. Il primo è quello recitato da Tommaso Ragno, uomo affascinante, amante delle belle donne e tormentato dalla paura di fallire. Un Benito vittima di se stesso. L’ altro Mussolini è quello del regista stesso, interpretato nel giorno dell’ultima replica da uno degli attori del numeroso cast, Flavio Francucci. Questo secondo Mussolini compare nei momenti più improbabili, anche in volo su una sedia, come uno spirito maligno e si avvicina di più all’uomo crudele, mitomane e narcisista che tutti abbiamo studiato a scuola e che conosciamo purtroppo troppo bene.

La versione teatrale di M non ruota però intorno solo al fondatore del fascismo, ma da’ spazio ai suoi numerosi comprimari, personaggi famosi e meno, veramenti esistiti, amici e nemici del futuro Duce, attraverso un cast corale, di ben 18 attori, che si esprimono in prima e in terza persona.

Il racconto prende il via dalla fine della Prima Guerra Mondiale, dove un eccentrico Gabriele D’Annunzio, in alta uniforme bianca, elogia le sue gesta e la sua conquista di Fiume, mentre nei primi quadri si presenta anche la critica d’arte Margherita Sarfatti, in qualche modo la “mistress” del giovane Benito alle prime armi. Questo è l’unico ruolo femminile che appare quasi sempre nello scorrere dei due atti ed è interpretata da Sandra Toffolatti. Il secondo atto si focalizza sul segretario antifascista del Partito Socialista Unitario, Giacomo Matteotti. Raffaele Esposito è l’attore scelto per il ruolo del politico, che ha pagato con la vita drammaticamente la sua lotta contro il fascismo, da cui è impossibile non esssere colpiti dall’umanità, dall’empatia: ci si commuove quando viene mostrato il rapimento e l’atroce morte.

Per concludere i capitoli del romanzo storico, tra documenti e scambi epistolari, nello spettacolo di M il figlio del secolo si trasformano in quadri che si guardano con interesse, e si sfogliano veloci, come le pagine stesse del M. cartaceo di Scurati.

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