Quentin Crisp: chi era costui?

recensione di Emiliano Metalli

Quentin Crisp: chi era costui? Ce lo ricorda, in maniera brillante ed evocativa lo spettacolo a cura di Ferdinando Bruni QUENTIN CRISP: NAKED HOPE La speranza è nuda, prodotto dal Teatro dell’Elfo, in scena al Teatro Belli di Roma per la rassegna Trend di Rodolfo Di Giammarco, che vede come protagonista uno smagliante Luca Toracca.

La memoria storica necessita di essere conservata, così l’attore e autore Mark Farrelly mantiene viva la figura di Quentin Crisp – al secolo Denis Charles Pratt – con questo eccentrico one man show, applaudito e apprezzato sia in Inghilterra che negli Stati Uniti fin dal suo debutto nel 2014.

Il Teatro dell’Elfo ne coglie la forza ironica e l’importanza storica e ne produce un allestimento fedele e, allo stesso tempo, adeguatamente calato nella realtà italiana, anche grazie alla traduzione di Matteo Colombo. Non è la prima volta che l’Elfo riesce nella sua impresa culturale, cogliendo quanto di nuovo avvenga fuori dai confini nazionali e adoperandosi affinché queste novità arrivino da noi. Così come Di Giammarco con Trend e con la storica Garofano verde cui va il pregio di accogliere il presente e raccontare il passato.

ph.Laila Pozzo

Il palco del Teatro Belli riproduce in maniera fedele e creativamente ironica l’interno di un appartamento abitato da questo personaggio eccentrico. Tendaggi rossi, tappeti luccicanti, luci soffuse, mobilio da trovarobato, cinfrusaglie scaraventate in tutti gli angoli divengono il correlativo oggettivo della sua personalità. Carattere complesso e a tratti odioso, per i suoi ambiti show privati e gli aforismatici giudizi pubblici, questo allestimento ha il pregio di rendere Crisp più simpatico, più bonario e sorridente di quanto non dovesse apparire nella realtà. D’altronde lo stesso Crisp preferiva John Hurt al vero sé – o almeno così affermava dopo l’uscita del film The Naked Civil Servant del 1975:

«Come Quentin Crisp è molto più credibile lui di me».

Q. Crisp
ph.Laila Pozzo

Il personaggio creato da Luca Toracca è assai più vicino al nostrano Paolo Poli che all’algido Noël Coward o al superbo Oscar Wilde. Eppure la linea genetica resta la stessa, con la differenza che Crisp è stato anagraficamente scaraventato in quel mondo pop e scombinato nato dalla crisi degli anni Ottanta. Sebbene sia curiosamente un “personaggio cerniera” fra due mondi, uno precedente al 1968 e uno posteriore, è comunque assurto alla notorietà in un momento storico di liberalizzazione della omosessualità (soprattutto in relazione al tema dell’effeminatezza). Così pur rappresentando per certi versi un personaggio ancora legato agli anni della sua giovinezza nell’iconografia e nello stile, Crisp ha il vantaggio di essere comunque credibile in entrambi i mondi.

Luca Toracca lo coglie proprio nel pieno della sua eccentrica vecchiaia, ancora arzillo e per nulla fiaccato nello spirito. La sua parola scorre rapida e fulminea e le espressioni ammiccanti vanno a corredare una figura, di per sé, dedita alla spettacolarità in ogni campo, dal trucco all’abito, dal gesto all’accento.

ph.Laila Pozzo

Questa duplicità è rievocata inoltre nella stessa impostazione drammaturgica, per cui a una prima parte più seria e, per alcuni versi, drammatica, o almeno malinconicamente persa nei racconti della sua giovinezza, si passa a una sorta di one-man-show, accattivante e cinico, a tratti.

È un momento in cui Crisp-Toracca si concede in pasto al pubblico rispondendo a una serie di domande improvvisate, con arguzia e senso del ritmo, abbandonando i ricordi e cavalcando l’onda dell’orgoglio e della lotta. A suo modo, come in ogni altra occasione. Acutamente, nel finale.

Persino le parrucche che indossa sembrano sottolineare i due momenti temporali: rossa e malandrina, come la Regina Elisabetta I nel film di Sally Potter, poi grigia e impertinente, come nelle immagini del suo soggiorno statunitense.

Le musiche seguono lo stesso percorso, ci accolgono in una Londra fumosa e post vittoriana, ma arrivano fino ad accompagnarci ritmicamente in finale carico di applausi per Crisp-Toracca, ma anche per il bel tempo che fu.

TREND

Teatro Belli

22-23 novembre 2022

QUENTIN CRISP: NAKED HOPE

La speranza è nuda

di Mark Farrelly

a cura di Ferdinando Bruni

con Luca Toracca

luci e suono Roberta Faiolo e Lorenzo Crippa

assistente scene e costumi Roberta Monopoli

sarta Ortensia Mazzei

traduzione Matteo Colombo

produzione Teatro dell’Elfo

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