Quando la prestazione degli attori fa la differenza. L’esempio di “Occhio al cuore”

18 Gennaio 2023

Tutto esaurito e pubblico in visibilio per “Occhio al cuore”, spettacolo che il Teatro Lo Spazio ha riproposto il 13 e 14 gennaio, per la terza stagione, al pubblico di Roma. Cavallo che vince non si cambia, è andata proprio così per il progetto già vincitore nel 2020 della rassegna “Idee nello spazio, ormai un classico nel luccicante luogo d’arte diretto da Manuel Paruccini.

Liberamente ispirato al racconto “Il cuore rivelatore” di Edgar Allan Poe, il progetto “Occhio al cuore” ha preso forma dalla penna di Emiliano Metalli. Produzione Ipazia, messa in scena diretta da Bruno Petrosino e Mauro Toscanelli che ha inoltre indossato le vesti di attore, dando prova – ancora una volta, ma non ve n’erano dubbi – di una prestazione eccezionale. Capace, Toscanelli, di personificare tre diversi personaggi, tutti espressivi, eccentrici, iperbolici. Su di un palco condiviso con Bruno Petrosino, interprete parimenti straordinario, pienamente addentro nella parte del vero protagonista del racconto: un giovane ingenuamente ignorante, che fatica a districarsi tra le turbe della sua mente.

Tra immaginazione, ricordi e rimozione, la drammaturgia fornisce alla platea elementi e frangenti per ricostruire e fornire un movente all’efferato omicidio che condanna il reo confesso al manicomio.
 
Lo sviluppo suggerisce un percorso a mò di cantiche dantesche. I cambi-abito di Toscanelli indicano un passaggio ideale ma anche fattuale dall’Inferno al Purgatorio e infine al (possibile, ma forse improbabile) Paradiso. C’è un che di grottesco e surreale nell’etere. Un po’ anche di ironico e maldestro.

Geniali e fluide le soluzioni registiche che a partire da un allestimento molto semplice – dominato da drappi purpurei e cavi sospesi – hanno stimolato le sinapsi dei presenti insistendo sul potenziale della performance verbale e corporea dei due attori. Il linguaggio è duro e crudo, i toni sono concitati. Nessuno sconto di fronte alle fragilità e a un disagio, umano e sociale, diffuso. E poi, ancora, atmosfere di scena impreziosite da luci di ispirazione caravaggesca. Toscanelli, nel terzo quadro, suggerisce una Madonna rinascimentale, napoletana e tanto devota.

Lo spettacolo con efficacia trasporta gli occhi degli spettatori nel groviglio annebbiato di una mente che si vergogna e tende a rimuovere. Ma qualche ricordo rimane, in mezzo al delirio, e si fa prepotentemente spazio. Incontri, episodi, rapporti equivoci, manìe. Emozioni ed impulsi che esprimono un profondo disagio. L’ anticamera di un gesto estremo.

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