I “Fiori di campo” e la transizione dalla Vita alla Morte

9 Febbraio 2023

Chi vive e chi vivo non è più. Ma ri-vive, con leggerezza e i piedi scalzi, in una nuova casa, tra lapidi e ossari. Nei giorni della commemorazione dei defunti, in un camposanto la Morte sinuosa e perentoria balla a ritmo di flamenco per accogliere al bagliore dei lumini gli ultimi arrivati. Spaesati ma consapevoli e curiosi di affrontare l’ultraterreno.

Davanti alle lastre di pietra, invece, si aggroviglia un microcosmo terreno popolato da vivi che ora contemplano, ora rimpiangono, ora accusano, ricusano e si accusano.
“Fiori di campo”, proposto in scena al Teatro Cometa Off di Roma dal 31 gennaio al 5 febbraio, è uno spettacolo che unifica e nel contempo distingue due mondi il cui unico confine è la presenza, nell’accezione fisica, tangibile del termine. Siddharta Prestinari scrive un testo raffinato che indaga in profondità i rumori e gli umori dell’ecosistema cimitero. Laddove i morti dovrebbero riposare e ricevere placide visite, la messa in scena – diretta sempre da Prestinari, con l’assistenza di Alessandra Berton – mostra che invece può accader tutt’altro: i sapiens al di qua della staccionata si snervano e litigano per beghe economiche e vecchie ruggini, oppure rielaborano il dolore fingendo di poterlo superare con improbabili nuovi inizi. C’è poi chi è prossimo al ricongiungimento lassù e intanto si lamenta dei dispositivi di comunicazione digitale. E poi ci sono defunti pressochè dimenticati e quasi coperti dalle foglie secche. Un tappeto morbido quanto malinconico. Fanno però più tristezza i molti presenti sulla Terra, che spesso vivono nel veleno il breve passaggio nella dimensione materica. Gli inquilini del camposanto, i nuovi e i vecchi, osservano la situazione e ne rilevano  – a tratti anche divertiti – l’assurdità. Ciò che contava e tanto nella stagione delle calzature ai piedi, ora sta a zero.

Dell’esperienza terrena sono invece rimaste abitudini anche automatiche che però vanno messe nel dimenticatoio. Stop con il lavoro, le responsabilità, le carte fedeltà. Lassù è tutta un’altra situazione, da scrivere in ogni momento. Correndo o perdendo tempo, non fa differenza. L’unico riferimento che rimane è la sensuale danza della Morte, che avvisa dei nuovi ingressi.

Sul palco si sono alternati Berton, Alberto Bognanni, Manfredi Gelmetti, Marco Giandomenico, Caterina Gramaglia, Paolo Perinelli e Giada Prandi. Attori espressivi, ispirati, ben amalgamati. Abili nell’animare di pathos le scene predisposte da Giulia Colombo e coreografate da Gelmetti.  

“Fiori di campo” è uno spettacolo corale sul rapporto tra Vita e Morte che merita a nostro giudizio di tornare e presto sui palcoscenici italiani.

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