Anna Piscopo urla il riscatto in “Vivere!”

12 Febbraio 2023

L’accumulo seriale di oggetti. E’ un disturbo patologico, assai diffuso nel complicato mondo di oggi, che le persone adottano per colmare le carenze della solitudine. Montagne di oggetti a occupare i vuoti dei sentimenti, un isolamento che però spesso non risolve il disagio. Peraltro si verifica anche quando le persone non vivono, fisicamente, sole.
Calimba Di Luna vive da anni segregata in casa, sommersa da montagne di oggetti peraltro sporchi e di dubbio gusto. La sua vita è piena di scheletri e paure, figlie a loro volta dei traumi dell’abbandono e dell’abuso. L’anagrafe ci dice che è adulta ma ha le insicurezze, gli eccessi e la debolezza dell’età adolescente. Adora il colore rosa e i vestiti eccentrici. Senza dubbio, senza compromessi, vuole amare, vuole vivere. “Vivere!”, con il punto esclamativo, è il titolo dello spettacolo scritto e interpretato da Anna Piscopo e proposto in scena sabato 2 febbraio al Teatro Centrale Preneste di Roma. Una prima assoluta, prodotta da BAM Teatro e Nutrimenti Terrestri, per la regia di Lamberto Carrozzi.

E’ un animale da palco, la Piscopo. Ha energia espressiva e potenza da vendere, durante il monologo tritura patate come fossero noccioline. Di tuberi ce ne sono ovunque in scena, con rimandi anche espliciti alla sessualità e al desiderio. Urla, schiamazza, si esprime in un idioma che shakera il romano con i dialetti meridionali. Una calata poco delicata, all’uscita. Ma fa parte del personaggio: Calimba nel suo incedere è diretta e aggressiva, psicotica e anche parecchio cafona. Prende di petto, il numerosissimo pubblico accorso in via Alberto da Giussano, e lo fa tanto sorridere.

L’ ansia viaggia a mille per l’attesa di un incontro organizzato con un esemplare maschile conosciuto in una chat. Non proprio uno stinco di santo, a quanto pare, Papi è un boss del narcotraffico. Ma a Calimba questo non interessa, tutta presa com’è dal sogno di una svolta che dopo tante cadute e sfortunate peripezie – l’abbandono famigliare, le violenze in orfanotrofio, una nuova famiglia sbagliata – potrebbe essere arrivata anche per lei. Una speranza condita da parecchi timori però, la convinzione di abbandonare l’appartamento non è totale. Tutti quegli oggetti hanno eretto un amichevole fortezza, per quanto disordinata e puzzolente. Condizioni al limite che impongono al fortino di resistere anche alle pressioni degli altri condomini e alle ispezioni dell’Asl.

Lo scenario per Calimba si presenta complicato, e lei è fondamentalmente sola. Diventa più facile, quando si è soli, appiccare un fuoco e cancellare tutto.

Comicità, sarcasmo, delirio, speranza: si mischiano tinte contrastanti nel frullatore diretto con personalità da Carrozzi. Un teatro acido, diretto ma fortemente poetico. Bravi.

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