“La stoffa dei sogni” e i derivati della vita di artista, Carpentieri illumina il Teatro India

17 Febbraio 2023

Il Teatro India di Roma ha ospitato, dal 7 al 12 febbraio, lo spettacolo “La stoffa dei sogni”. Messa in scena del testo scritto da Armando Pirozzi e diretto da Massimiliano Civica, ad approfondire il rapporto, ed il delicato equilibrio, tra vita reale e aspirazioni artistiche. Produzione a cura del Teatro Metastasio di Prato. Sul palco un maestro dell’interpretazione, Renato Carpentieri, e due giovani di sicura prospettiva, Vincenzo Abbate e Maria Vittoria Argenti. Tre personaggi che si alternano intorno ad un atto unico che trasferisce, nel suo sviluppo, le inevitabili conseguenze delle scelte. Per esempio, scegliere, ed è il caso dell’anziano protagonista, di focalizzare la propria esistenza intorno al mestiere nomade di cabarettista. Un percorso che – si evince dai dialoghi – suo malgrado non porta ai traguardi attesi, la svolta del grande successo per l’attore non arriva. Al suo posto, invece, un viaggio lunghissimo nella dimensione parallela della fantasia. Nel sogno sconfinato della galassia creativa.

Nel frattempo, il tempo, come si suol dire, fa il suo giro. E lascia, nel suo scorrere, sulla Terra, inevitabili trascichi. L’ assenza dagli affetti ha l’incedere pesante del silenzio, della mancata condivisione di gioie, di problemi e responsabilità. Un no al compromesso dei rapporti.
Il passaggio per un saluto fugace a casa della figlia, in occasione di una tournèe teatrale, accende così  i tizzoni del risentimento da parte della giovane. Che intanto, e senza il supporto del padre artista, si è costruita una vita adulta. Lontana dai riflettori. Stanziale, non itinerante.
Lui, il padre, sembra o non vuole comprendere, questo atteggiamento chiuso, irritato, scorbutico della giovane. Ci prova in vari modi, a ri-creare un ponte comunicativo, puntando anche sulla verve comica e l’innata abilità dialettica. Si improvvisa anche clown, in tasca porta sempre un naso rosso. Trucchi del mestiere, che Carpentieri trasferisce alla platea come il suono che emettono le corde di un violino.

La strategia però non attacca. Lei, la figlia, mantiene alte le difese. Una spalla per ammorbidire il clima dell’interno domestico – dai colori caldi, in contrasto al gelo emotivo tra padre e figlia – arriva però dal palesarsi dell’allievo del maturo comico. Comprensivo, ossequioso, reverente verso il maestro, e con un sorriso sì ingenuo ma che fa presa sull’umore della ragazza, e ne smussa gli spigoli. Lei un poco si addolcisce, assiste come giudice a un duello dell’assurdo, ma rimane ferma sul suo pensiero. Sul suo risentimento.
Il conto che presentano le scelte è salato. Sempre.

Esplicativo, in tal senso, il commento rilasciato nelle note di sinossi da Civica: “L’artista, il sognatore e il bugiardo non si arrendono alla realtà: un gesto in bilico tra grandiosità e vigliaccheria, tra pieno e vuoto, tra riscatto e rinuncia. Tutta questa mitologia attorno al gesto dell’artista – prosegue il regista –  forse confina col ridicolo: perché, forse, il gesto più creativo, quello che richiede un coraggio da leoni, è mettere in secondo piano noi stessi, per aprirci alla relazione con gli altri, perdonandoli e perdonandoci.”

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