“Sul palco sto a mio agio”: Irene Savignano al suo debutto come Amneris, fra emozioni e progetti per il futuro

16 Febbraio 2023

intervista di Emiliano Metalli

Irene Savignano, giovane e promettente mezzosoprano del panorama lirico italiano, debutta nel ruolo di Amneris nell’Aida allestita dal Teatro dell’Opera di Roma sotto la direzione di Michele Mariotti e la regia di Davide Livermore. Tappa importante di un percorso iniziato in giovane età e costellato di progetti preziosi, fra cui Fabbrica Yap del Teatro dell’Opera che, negli anni, ha offerto opportunità e formazione a molti giovani talenti.

ph Fabrizio Sansoni-Opera di Roma

Un tempo considerati il gotha del mondo musicale oggi i professionisti della lirica vivono una realtà spesso difficile e in continuo divenire. Qual è la vita di una giovane cantante lirica oggi?

È una vita arzigogolata, a tratti difficile, a tratti nuova e sorprendente. Oggi devi tener conto di molti aspetti, in primis sempre la tecnica vocale e tutto ciò che ne concerne, poi il lato interpretativo, devi vivere una storia, devi essere un personaggio, devi essere un attore, devi dare verità sul palco e se magari il tutto è anche accompagnato da un bell’aspetto, la cosa non guasta affatto.

Come sei arrivata a questo mondo, a questo mestiere?

La cosa potrebbe essere dettata dal “caso”? Avevamo in casa un CD di una Carmen cantata da Maria Callas che spesso da piccola, avrò avuto cinque sei anni, ascoltavo; in special modo nella Seguedille iniziavo a cantare e girare come una trottola per tutta la sala. Ricordo che mi lasciavo trascinare dal ritmo e la cosa mi divertiva moltissimo. Anni dopo, dietro suggerimento di mia madre, iniziai a studiare canto, e da lì non ho più smesso.

Lo scoglio più grande da superare?

Avendo iniziato molto piccola a studiare Canto Lirico forse lo scoglio più grande è stato il sentirmi dire spesso, a concorsi o audizioni: “brava, ma sei giovanissima ci sarà tempo”.

Un incontro fortunato che ti ha aiutato?

Ho avuto un momento di stallo, poco prima dei vent’anni. Lì conobbi la mia attuale insegnante di canto Patrizia Gentile, che dopo avermi ascoltata disse: “bella voce, grandi doti, ma ci sono diverse cose che non vanno”, io basita tornai a casa a pezzi, sai perché? Non vedevo le “cose che non andavano”. Lei mi aveva dato una triste verità che forse io stessa non volevo ammettere, dovevo ancora studiare, ero piccola e la mia voce era grande. Facendoti un esempio: alzare 100 kg di peso richiede più muscoli e più esercizio fisico che alzarne 10 kg… beh è un po’ così anche per le voci, più scure e grandi sono, più tempo ci vuole per farle maturare.

ph Fabrizio Sansoni-Opera di Roma

Quale autore suggeriresti a chi non conosce l’opera?

Il mio amore per il verismo è innegabile e incommensurabile, però di getto ti dico Verdi che compose opere, a parer mio, senza una sola nota o scena o brano fuori posto. È tutto perfettamente meraviglioso. Lasciami anche citare Mascagni con la mia amata, forse anche perché sicula, Cavalleria Rusticana.

Conta più la filologia musicale o lo spettacolo?

Contano entrambi, bisogna essere filologici facendo pur sempre uno spettacolo. Le opere sono state scritte in epoche diverse. Bisogna adeguare lo spettacolo, a mio avviso, alla visione attuale delle cose, rispettando sempre ciò che è stato scritto… Insomma non stravolgere pur attualizzando i messaggi all’interno dello spettacolo.

Nella preparazione di un ruolo prediligi le prove in sala o il palcoscenico?

Assolutamente prove in palco. In ogni prova si impara qualcosa di nuovo, si mette in pratica quello che si è studiato, e lì io capisco che cantare sul palco è diverso, impegnativo e semplice, più bello, naturale, vero…

ph Fabrizio Sansoni-Opera di Roma

Cosa detesti nel cosiddetto “teatro di regia”? Cosa ami?

Bisogna, a mio parere, affrontare tutto con il rispetto delle parti, cioè se il teatro di regia è fatto comunque dentro dei limiti che consentono il rispetto della musica sono molto favorevole e soprattutto vogliosa di provare idee e visioni nuove. Se invece deve essere una sorta di “sala giochi” per dar sfogo all’ego personale stravolgendo del tutto non solo il libretto, ma anche la musica, allora forse si dovrebbe ridimensionare un po’ il tutto.

Un teatro dell’opera a cui sei legata in particolar modo, oltre l’Opera di Roma?

Non me ne vogliano gli altri teatri, ma assolutamente il Teatro Massimo di Palermo che mi ha vista nascere e crescere come cantante.

Cosa rappresenta Fabbrica YAP per te?

Trampolino, riscatto, rinascita. Fabbrica, nello specifico Eleonora Pacetti che ha creduto in me, mi ha messa in luce, mi ha spinta a fare di più, mi ha dato una “voce”, se vogliamo usare questo eufemismo. In parole molto povere, ma vere e sentite, ha riscattato il mio sogno fanciullesco.

ph Fabrizio Sansoni-Opera di Roma

Fra gli allestimenti cui hai partecipato fino ad ora quale vorresti replicare?

Sai adesso ti spoilero una cosa che non tutti sanno… io amo, adoro, bramo le opere comiche. So che la mia voce non mi accompagna al buffo, ma mi piace troppo divertirmi, divertire e non prendermi troppo sul serio. Per questo potrei citarti una Cenerentola al Teatro Massimo di Palermo nel 2019, per me fu puro e sano divertimento!

Il destino dell’opera è nella tradizione o nell’innovazione?

La tradizione è l’opera, ma pur sempre una tradizione da avvicinare ai giorni d’oggi anche per poter portare a Teatro una fascia più ampia di pubblico. L’innovazione potrebbe anche semplicemente dare una lettura differente, ma pur sempre attuale, a ciò che ci insegna la tradizione, nel rispetto di ciò che il musicista e il librettista ci indicano appunto.

E le nuove composizioni, come Acquaprofonda di Giovanni Sollima, che posto hanno nelle programmazioni?

Devono avere il loro posto e potrebbero essere loro stesse l’innovazione dell’opera.

ph Fabrizio Sansoni-Opera di Roma

Un tuo desiderio musicale?

Interpretare Santuzza! Un altro l’ho già realizzato con il debutto in Amneris.

Il brano che più ti rappresenta al momento?

Non c’è un vero e proprio brano. La stessa Amneris, specie nel IV atto, fa uscire tante belle e vere sfaccettature del suo giovane carattere di donna potente, ecco mi rivedo molto in quelle emozioni, le sento tanto mie.

Cosa non manca mai nella tua valigia?

Se vuoi una risposta materiale: assolutamente i trucchi. Adoro coccolarmi e curarmi anche esteticamente. Se preferisci una risposta romantica: le emozioni. Me le porto e me le prendo tutte, belle e brutte, mi aiutano a essere come sono e a dare anima e vita ai personaggi che interpreto.

ph Fabrizio Sansoni-Opera di Roma

Amneris, un debutto parziale perché già affrontato, anche se in un contesto diverso: paure, dubbi, certezze?

Ho provato tanti sentimenti per questo debutto, tante emozioni, le ho assaporate tutte e tramite queste ho creato la mia Amneris, le ho dato il carattere, ho vissuto e sofferto con lei umanamente e, a tratti, anche personalmente.

Chi è Amneris per te?

Una donna ferita, un po’ viziata essendo comunque la figlia dei Faraoni, ma che ama pienamente e rinuncerebbe a tutto per il suo amore. Comunque sa che il suo amato non contraccambia e vede nascere giorno dopo giorno l’amore tra Radames e Aida: tutto questo è doloroso, snervante e purtroppo incontrollabile.

Quanto peso ha la tua visione del personaggio rispetto alla visione del direttore e del regista?

Tendenzialmente sono sempre propensa a nuove idee, nuovi stimoli. Essendo direttore e regista gli ideatori dello spettacolo, voglio e devo rispettare le loro idee plasmandole su di me. Anche perché sarebbe un po’ monotono e stancante presentare sempre la stessa versione di un personaggio. Spesso si trovano nuove sfumature del personaggio, ma anche di noi stessi.

Sei riuscita a dare un tuo contributo a questo ruolo o preferisci seguire le indicazioni?

Mi ricollegherei alla risposta di prima aggiungendo che, se metti anche un pizzico di anima in ciò che canti e interpreti, quello che senti esce fuori inevitabilmente, sempre nel rispetto delle indicazioni fornite dal direttore e dal regista.

Altri debutti in programma?

Sorpresa…

Ci salutiamo, ma so che ancora hai qualcosa da aggiungere!

Cito spesso le emozioni, ma non a caso. Sono sempre stata una persona empatica e oggi, ascoltando storie e personaggi, mi nutro della forza dei loro sentimenti. Ancor più la mia passione è stata coltivata dallo studio dei personaggi dell’opera lirica, intrapreso con la Regista Giulia Randazzo. Grazie a lei ho conosciuto e ho imparato a dar voce e interpretazione alle passioni, percependole come mie, e incarnando nuovi volti, esperienze, vissuti. Ho scavato nel mio cuore riscoprendo una parte molto intima: la radice della mia essenza. Sono una persona meticolosa e amo il controllo. Mettermi a nudo mi disinibisce, allenta il controllo e mi fa apprezzare ancor più il mio lavoro.

Sul palco sto a mio agio. Sul palco sto davvero bene.

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