“L’asino d’oro” e il rapporto animale-uomo ai giorni nostri

4 Marzo 2023

Corpo, pensiero, anima. Unite e divise nel quotidiano, una dicotomia che ancor più si amplifica se una delle tre carte viene a cambiare.

“L’ asino d’oro” di Apuleio ci racconta sin dai tempi antichi lo straniamento di un essere umano improvvisamente trasportato nel corpo di un asino. Francesco Colella e Francesco Lagi, produzione Teatrodilina, hanno proposto una versione contemporanea del celebre romanzo latino, raccogliendo fragorosi applausi dal pubblico del Teatro Argot Studio. Lo spettacolo è andato in scena a Roma dal 23 al 26 febbraio, con un Colella protagonista e in gran spolvero di una performance tutta corpo e parola.

Uomo e animale, uomo-animale e animale meno animale di un uomo. Nel racconto di questo incantesimo, arrivato all’improvviso, l’attore fa l’attore per davvero e guida le menti e i cuori dei presenti in un viaggio grottesco, onirico, divertente ma anche un po’ amaro. L’ asino – scopriamo dal suo punto di vista – è un animale che viene escluso, sfruttato e maltrattato dai sapiens, che oltre alla violenza esercitano le categorie dell’ ingordigia e della perversione. Si diverte, ha un animo solare e un approccio ingenuo agli eventi. Vivere in un corpo equino, subire colpi di verga e ragliare non gli piacciono, ma si adatta. Colella è pieno di energia, la scarica tutta sul palco. Una resilienza genuina, quella messa in campo dall’asino d’oro, che lo porta a diventare anche in attrazione per padroni con fini di lucro.

Gioie e tanto dolore, poi è tempo di tornare alla condizione umana. L’ essere ibrido trova delle rose rosse, le mangia, torna ad essere umano. Sicuramente migliore e spiritualmente più ricco.

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