“Pour un oui ou pour un non”, la forza della parola torna prepotente al Teatro Argentina

2 Marzo 2023

La si chiama “esperienza dello spettatore” ed è la chiave fondamentale per misurare un lavoro teatrale. Un mix di attenzione, curiosità, coinvolgimento emotivo, sorpresa. A volte, osservando la scena, capita di perdersi in altri pensieri. Altre ancora, semplicemente, ci si rilassa comodamente sulla poltrona. Sospinti dal clima narrativo che proviene dal palco.

Una corrente favorevole che può partire e provenire solo dal talento. Che a teatro non ha età. Umberto Orsini e Franco Branciaroli, “attoroni” di grandi trascorsi, hanno colpito ancora una volta, sorprendendo al Teatro Argentina di Roma con “Pour un oui ou pour un non”. Una commedia – in cartellone fino al 5 marzo – che mette al centro la forza delle parole, in un caleidoscopio di intese e malintesi. Sugli effetti dirompenti che può generare, in una qualsivoglia discussione, una risposta affermativa o negativa. Un “sì” piuttosto che un “no”. Una semplice, ma determinante, intonazione.

Un nonnulla che può dividere e interrompere un rapporto di amicizia, per esempio.
Questo ci racconta il testo di Nathalie Sarraute, adattato e diretto con maestrìa da un altro veterano, Pier Luigi Pizzi, che ha curato anche l’allestimento di un interno domestico ampio e dominato da un imponente libreria. Di tomi e di parole, pronunciate, sospirate, scritte a gessetto, è pieno lo spettacolo prodotto da Compagnia Orsini e Teatro de Gli Incamminati. Un gioco al massacro che potrebbe sfinire in ogni momento i due protagonisti. Cavalli di razza, Orsini e Branciaroli, che interpretano con sagacia, irriverenza e grande forza espressiva ma nel contempo trasferiscono la consapevolezza di personaggi che ha vissuto una vita piena, anche di ossessioni e infantili rappresaglie. Animi fumantini.

Chi sta dall’altra parte, lo spettatore, si sente un po’ come il dirimpettaio che divertito e incuriosito osserva. Lo sviluppo ha un ritmo piacevolmente lento e costante, e assorbe gli scossoni verbali in un ambiente che sa di umano e famigliare. E poi ci sono le invenzioni lessicali, la dialettica del confronto portata all’estremo della sua (in)capacità di trovare un equilibrio. Sottilmente, ma ci si diverte eccome.
Bentornata, parola.

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