REF 2023, partenza di classe con il progetto “fluttuante” di Cherkaoui

12 Settembre 2023

Un gioco ad incastri, una poetica del disordine che fa il paio con il caos della realtà che ci circonda. Il coreografo Sidi Larbi-Cherkaoui ha fatto il suo ritorno a Roma in grande stile, con il prestigioso “mandato” di far rompere il ghiaccio all’edizione numero 38 di Roma Europa Festival. 90 spettacoli, 300 aperture di palcoscenico, oltre 500 artisti in rappresentanza di 34 nazioni.
Una delle edizioni “più ricche di sempre”, come riferiscono il presidente Guido Fabiani e la direzione artistica dell’evento, guidata da Fabrizio Grisasi. REF 2023 si pone come contenitore della creatività contemporanea, con il supporto del Ministero della Cultura, di Regione Lazio, Roma Capitale e della Camera di Commercio capitolina. Numerose le istituzioni culturali nazionali e internazionali che partecipano alla rassegna: Fonds Podiumkunsten e ll’Ambasciata dei Paesi Bassi, il Cantone e la Città di Ginevra, l’Istituto Svizzero , l’Accademia Tedesca di Roma e il Goethe-Institut, l’Istituto Cervantes e l’Ambasciata di Spagna, Institut Francais e Accademia di Francia, per chiudere con l’Adam Mickiewicz Institute e il Ministero della Cultura Polacco.

Il 6 e 7 settembre, nella Cavea dell’Auditorium Parco della Musica “Ennio Morricone”, Cherkaoui e il Ballet du Grand Theatre de Geneve hanno incantato il numeroso pubblico nel segno della musica della raffinata danza di matrice globale. “Ukiyo-e”, il nome assegnato allo spettacolo, in una lingua giapponese che suggerisce, con questi idiomi, il concetto del mondo che fluttua, che perennemente evolve, si muove. A significare l’impermanenza della vita quotidiana, sorretta dalla tradizione buddhista che poi nel Seicento evolve e sancisce al contrario la bellezza del quotidiano, di un’esistenza leggera e fugace, riflesso di nuovi equilibri tra le classi sociali. Siamo nell’era Edo (a cavallo tra Seicento e secondo Ottocento) e l’Ukiyo-e diviene anche uno stile artistico.

Una forma scenografica per rappresentare il mondo, la cui riuscita è affidata al gruppo di persone che lavora insieme“, spiega Cherkaoui . Il suo progetto non tradisce le attese, anzi sbalordisce. Un meccanismo pressochè perfetto, disegnato in scena da 18 interpreti esaltati nei colori dei costumi disegnati da Yuima Nakazato e dal geniale e geometrico incrocio di scale firmate dallo scenografo Alexander Dodge. Evidenti i richiami alle illusioni di Escher, a rafforzare un concetto di sospensione che permea l’intero lavoro. Suddivise in quattro moduli, le scale sono in perenne movimento, sono scale che non vanno da nessuna parte ma nel contempo assumono i contorni più disparati, con uno sfondo che nel meccanismo scenico sembra dividere il terreno da un vuoto, dai molteplici significati. A turno i danzatori si gettano di spalle, in questo vuoto che è di fuga ma anche quieta liberazione. Separati da un tendaggio, ecco i musici Alexander Dai Castaing, Szymon Brzòska, Shogo Yoshii e la cantante Kazutomi Tsuki Kozuki a realizzare paesaggi sonori che alternano composizione classica, tonalità futuristiche e la musica tradizionale giapponese. Ne emerge un carattere complessivo fortemente orientale, per una rappresentazione che però è globale nella sua espressione.

Non so dire a quale cultura appartenga – riprende Cherkaoui – del gruppo fanno parte persone che vengono da tutto il mondo e che si riuniscono in una sorta di terra di Cherkaoi, nel mio mondo, nella mia testa. Guardare questo mondo che fluttua somiglia all’osservazione che si fa del mare“. Riuscito, infine, l’inserimento della poesia, graffiante e potente, di Kae Tempest.

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