“The Bacchae”, quando a Teatro si riesce per davvero a sperimentare

1 Ottobre 2023

Un palco che infuocato batte come un cuore, un sismografo ne registra i movimenti. Tutto intorno, tutto accade, senza sovrastrutture, senza filtri, nella piena espressione dei desideri. Fisici e mentali. La festa delle Baccanti, “The Bacchae”, diretta da Elli Papakonstantinou e proposta in scena il 30 settembre e 1 ottobre al Mattatoio di Roma, per Roma Europa Festival, somiglia ad un percorso di liberazione. Da statiche convenzioni, da una tavola imbandita e ingessata nei rituali del servizio.

Una torta di compleanno, una candela accesa. Tutto, improvvisamente, viene messo da parte. La scena raddoppia, dei bianchi separè improvvisamente diventano un secondo piano narrativo, con lo svolgimento che viene proiettato, ingigantito, agli spettatori. Gli attori, quelli posti un metro avanti, dialogano con la proiezione, in un rituale onirico, performativo, quasi spirituale.
Coreografia geniale, firmata da Christophe Beranger e Jonathan Pranlas Descours.

Lo spettacolo supera, e ci riesce appieno, i confini della tradizionale rappresentazione, mette insieme teatro e danza, canto lirico e prospettiva cinematografica, il tutto avvolto da un sound design personalissimo. Si respira aria fresca di sperimentazione. Pubblico totalmente assorbito.

Protagonisti di questo concerto collettivo, dedicato al Dio (o non Dio, a seconda dei punti vista) Dioniso, sono Ariah Lester,  Georgios Iatrou, Hara Kotsali, Lito Messini, Vasilis Boutsikos, Aris Papadopoulos. Artisti con la A, di diversa estrazione, Baccanti si amalgamanano alla perfezione. A cominciare dal linguaggio del corpo, dai sospiri, dalla fatica condivisa per un lavoro che mantiene un ritmo sostenuto per 90 minuti. Il testo – scritto da Papakonstantinou insieme a Chloe Tzia Kolyri e Kakia Goudeli – prende spunto dal mito, dalla tragedia di Euripide, ma ci conduce fino al caos di un metaverso che ha perso ogni aggancio con il reale. L’asettico candore lascia spazio ai colori, i corpi prendono il sopravvento sulle vesti.

Estetica queerness. I costumi, meravigliosi, e il trucco iperbolico dei performers restituisce la dimensione di eccesso della celebrazione. Tutto è ammesso, l’amore libero e il suo contrario, la violenza. Fai ciò che desideri. Senza condizionamenti sociali, nè di genere. Un messaggio anche politico che proviene da una terra, la Grecia, che negli ultimi 20 anni ha vissuto, e tutt’ora vive, situazioni critiche. Ma nella difficoltà il germe dell’arte dà forma a frutti incredibili, e questa opera di Papakonstantinou ne è un esempio lampante.

Teatranti italiani, prendete spunto.

“The Bacchae” è una produzione ODC Ensemble in collaborazione con La Filature, Scène Nationale Mulhouse (FR), Holland Festival (NL),  Festival de Marseille (FR), Athens Epidaurus Festival (GR), Festival La Strada Graz (AT), Romaeuropa Festival (IT), Teatro Nazionale di Genova (IT).

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