“Livietta e Tracollo”, l’opera di Pergolesi si fa attualissima per Roma Europa Festival

17 Ottobre 2023

“Livietta e Tracollo” è, e non solo nel sottotitolo, un’opera buffa d’inganni e d’amore, composta da due intermezzi scritti nel 1734 da Giovanni Battista Pergolesi per essere eseguiti in altrettanti intervalli del dramma per musica Adriano in Siria, sempre di Pergolesi, amato ed applaudito in tutta Europa. Tanto leggera e frizzante da divenire opera autonoma, e di arrivare a noi fino all’edizione 2023 di Roma Europa Festival. Per la precisione il 15 ottobre, in doppio spettacolo, al Mattatoio di Testaccio.

Sul palco, ai due lati, un sintetizzatore e un clavicembalo. Sonorità elettronica su partitura settecentesca. Dario Bassolino e Marco Palumbo, rispettivamente, a cadenzare gli spostamenti, continui, di una panchina, posta nelle prime battute al centro di un tappeto di foglie dalle tinte autunnali. Così disciplina la regia, rigorosa, di Rosario Sparno. Su quella panchina si incontrano, e immediatamente si scambiano i ruoli, Livietta, la sorprendente Costanza Cutaia, e il fratello Faccenda, Antonio Tello, che indossa un drappo a mò di reggiseno e si tramuta in Fulvia.


Essenza ed apparenza iniziano un vorticoso gioco di scambi continui, tra inganno e illusione, a cui partecipa anche Tracollo, che si presenta in abiti femminili con l’imbroglio. L’interprete, lo straordinario Takaki Kurihara, riceve egual trattamento da Livietta, di cui è sinceramente innamorato. Anche lei, pur mostrandosi battagliera e risoluta nel nome della giustizia, prova per il lui “giocherellone” un sentimento.

E così – mentre una collana dorata passa di collo in collo, viene nascosta e passa per le mani anche di un quarto personaggio, Faccenda, interpretata da Sara Lupoli, firma peraltro dei movimenti scenici – i due finiscono per dichiararsi. Nello sviluppo di una drammaturgia asciutta, divertente, che scorre veloce, Livia e Tracollo fingono, l’uno verso l’altra e viceversa, di accreditarsi ora come astrologi, poi pazzi, onesti, poveri, ricchi, infine moribondi, deceduti.
Guidati da un ritmo efficace e frizzante, per una scena sempre viva.

Verità e menzogna, identità di genere, travestimento. I fraintendimenti, gli inganni che animano i dialoghi, con ammiccamenti al Teatro Nō, toccano tematiche attualissime. Trattate in forma esilarante, con il pubblico romano che, a buona ragione, ha apprezzato.


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