“Pole Dance” e la brillante commedia degli equivoci

24 Ottobre 2023

Quando si ignora, nel senso che non si conosce o non si approfondisce un tema o una situazione, succede che l’equivoco prende il sopravvento, che gli animi si scaldano, che le incomprensioni ergono muri. A volte di burro, altre di cemento armato. Un domino dell’assurdo.
Drammi, pianti e sofferenza, ma nel contempo anche tanta ironia, sorrisi, la leggerezza del surreale.
Di grottesco e dintorni brilla e diverte “Pole Dance”, lo spettacolo in scena a Roma, Teatro Cometa Off, fino al 29 ottobre, scritto e diretto dal talentuoso Sargis Galstyan, ancor giovane ma da ormai qualche anno lanciato in un percorso di crescita che il pubblico capitolino gli riconosce. Platea non a caso numerosa nella prima settimana di repliche, merito di una drammaturgia frizzante che dialoga con un allestimeno scenico originale e maniacale nella disposizione delle tessere di un puzzle che, dialogo dopo dialogo, conduce i protagonisti Giorgio Borghetti e Marinè Galstyan a sciogliere il bandolo della matassa. Sul perchè del colore della pelle (nero) di una coppia di innamorati (di pelle bianca). L’ inatteso che genera un terremoto, che si fa subito buio pesto e apre il fronte a nuovi incontri e tentazioni, al confronto con personaggi da fumetto, fino all’emergere del dubbio, confermato da evidenze scientifiche e da una voce rassicurante che accende, finalmente, il lume della ragione. Del finale non si può parlare, altrimenti addio alla magia del palcoscenico.

La Compagnia IncontroVerso, che ha prodotto lo spettacolo, ha il merito di trasferire vibrazioni che suscitano reazione in chi vi assiste. Il registro di commedia si sovrappone a quadri visivi che ammiccano all’Est Europa e al mondo russo. Si percepisce un lavoro assiduo sull’espressività dei caratteri, al limite dell’iperbolico. Per un risultato che funziona, si bucano gli sguardi, si stimolano i recettori.
In scena sono inoltre rappresentate le categorie del mondo laico e di quello religioso, dall’infermeria in mutandine rosse sino al nero di un severo abito sacerdotale. Passando per la segretaria casta ma vogliosa, la psicologa empatica, l’ebreo ortodosso, l’imprenditore dei marroni, il prelato scienziato. Si sorride e tanto, ma consapevolmente.

In grande spolvero tutti gli attori: Borghetti, Marinè Galstyan e con loro Stefano Antonucci, Ermanno De Biagi, Vittoria Rossi, Eleonora Scopelliti, Francesco Sgro. Efficace il disegno luci, disciplinato da Mattia Albanese.

Lo svolgimento ci racconta, tra le pieghe e le sfumature, che gli accadimenti della vita sono a volte, anzi spesso, guidati dall’imprevisto, dall’inatteso. Da indagare, ma soprattutto da accettare per come vengono. Il plot, la trama, viene scritta dai sottili fili impercettibili all’umano occhio ma che guidano inesorabilmente le nostre azioni. Pole Dance suggerisce anche che la scelta di vivere apertamente e senza pregiudiziali disegna conseguenze e scenari che fanno parte dei giochi.

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