Les Autres, ovvero il dito puntato (e perfido) contro gli Altri

19 Dicembre 2023

Noi e loro, gli altri. Il conosciuto e l’ignoto. Il diverso, ma diverso da chi? Schermi difensivi, e difesa che si estrinseca in risposta aggressiva, preventivo contrattacco. I tre atti unici di “Les Autres”, spettacolo proposto dall’Altrove Teatro Studio, nei giorni 8, 9 e 10 dicembre, corrispondono a un periplo intorno ai timori reverenziali dell’occidentale homo erectus di fronte alle deviazioni dal binario della linea dritta del consueto. Ma chi sono, Gli Altri? Il regista e protagonista in scena Stefano Viali ha disegnato una lettura personale e riconoscibile del celebre testo di Jean Claude Grumberg, tradotto per l’occasione da Claudia Della Seta, anche lei in scena insieme a Sofia Diaz e Mario Migliucci. Un quartetto fastidioso e infastidito, assai grottesco e dalle ironiche venature. Dialoghi taglienti, corpi nervosi ma nel contempo dall’inerzia stanca.

“Michu”, “I Rossi di capelli” e “Gnouf”, i titoli dei quadri. Un tris di etichette e qualifiche, semplificazione e groupage di pregiudizi. Paura dell’ignoto mista al siero della vanità.
Definire la persona che si osserva ma non si conosce, sulla base di connotati estetici, fisici, sensoriali o, ancor peggio, all’immagine che il nostro cervello costruisce intorno a uno sconosciuto. Una silhouette che nella drammaturgia fisicamente neanche si mostra, è un costrutto immaginifico, riempito di cattiverie e luoghi comuni. Ne deriva un messaggio ben enfatizzato dagli interpreti, dalle soluzioni registiche, dal disegno luci: parlare e “Sparlare” degli altri serve a posizionare il nostro io e, probabilmente, a giustificare la nostra presenza nella società. Ben poco civile, aggiungiamo, ma ormai talmente matura, nel suo deforme sviluppo, che appare incontrovertibile nelle dinamiche e negli esiti, delle dinamiche.

Poco ci sopportiamo, e più o meno dichiaratamente ce lo diciamo. A volte con un sorriso – spesso beffardo – altre con inaudita e sorda ferocia. Altre ancora semplicemente puntando il dito contro gli Altri. O, capita anche questo, letteralmente schiacciando l’umano prossimo. Perfidia che, evidenzia la costruzione di Viali, crea un effetto squadra quando condivisa con altri individui sintonizzati sulle medesime, tossiche, frequenze.

Divertita e coinvolta la risposta del pubblico, arrivato numeroso nelle serate all’Altrove, per uno spettacolo che indaga il meschino e interroga le maschere che – tutti noi, chi più chi meno – indossiamo. Che mettiamo in atto, ma che al contempo subiamo, un corto circuito irto di spine.

Sipario.

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