La bambola spezzata: il ricordo dell’olocausto in un rapporto madre-figlia

4 Febbraio 2024

Una madre, una figlia e una bambola a testimonianza di un passato che è stato e che vivrà per sempre nella memoria di tutto il mondo. Così prende vita La bambola spezzata, una pièce scritta da Emilia De Rienzo e diretta da Gianni De Feo, che racconta di una madre che abbandona la propria figlia per perseguire la sua fede nazista e unirsi alle SS. Passano anni e la figlia, ormai donna, si confronta finalmente con la madre per affrontare i suoi fantasmi e poter andare avanti con la sua vita.

Se in superfice lo spettacolo affronta la complessità e delicatezza del rapporto genitori-figli, il vero nucleo sta nel ricordo degli orrori dell’olocausto che vengono rappresentati dalla bambola, che la madre regala alla figlia quando era bambina, che diventa testimonianza dell’inferno che erano i campi di concentramento.

Uno spettacolo costruito sui personaggi di Irma Ciaramella, che interpreta la figlia, e Alessandra Ferro, a cui spetta il ruolo della madre, e sul loro legame. Un rapporto madre-figlia spezzato dalla scelta della prima di proseguire sulla sua strada e vivere in funzione della sua fede nel nazismo senza preoccuparsi della figlia. Ogni cosa è creata e direzionata in modo che a spiccare siano le due donne e l’elemento che ha distrutto il loro legame.

All’inizio la madre non riconosce la figlia, è restia a rispondere alle sue domande, è chiaramente preda di una qualche follia, non è stabile mentalmente, è malata, ha perso il suo lato umano e con le parole ferisce la figlia. La ragazza però non demorde e, nonostante ci siano momenti in cui piange e sta per cedere alle emozioni, continua a indagare sul passato nelle SS della madre; ha bisogno di risposte per andare avanti nella sua vita e chiudere finalmente il legame spezzato dall’abbandono. La figlia, alla fine, ottiene le sue risposte e può finalmente lasciarsi andare e guardare avanti, abbandonando per sempre la madre e tutti gli orrori che ha rappresentato. Le luci e la musica aiutano nel creare un’atmosfera di sottofondo cupa, violenta e dolorosa, quanto la discussione che si sta svolgendo davanti agli occhi del pubblico.

Ma la potenza di questo racconto arriva come uno schiaffo agli spettatori soprattutto grazie alle incredibili interpretazioni delle due attrici, che portano in vita due personaggi così complessi e un rapporto che non si può più riparare.

Attraverso la destrutturazione del rapporto madre-figlia, La bambola spezzata colpisce per la capacità di raccontare e ricordare l’orrore dell’olocausto in maniera diversa dal solito. Oltre alla tragicità dell’evento emergono la violenza, la disumanizzazione e la follia di tutto quello che è stato.

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