Thanksgiving: thanks Eli Roth

23 Novembre 2023

Per parlare di Thanksgiving è necessario fare un viaggio nel tempo, quando nel 2007 Quentin Tarantino e Robert Rodriguez partorirono l’idea di realizzare un film grindhouse diviso in due capitoli, il primo diretto da Tarantino (intitolato Grindhouse – A prova di morte) mentre il secondo diretto da Rodriguez (intitolato Grindhouse – Planet Terror). Questo termine fa riferimento alle sale cinematografiche rivolte soprattutto alla proiezione dei cosiddetti film d’exploitation, cioè film di serie B il cui successo era dovuto alla presenza massiccia di violenza e di scene di sesso, il tutto a discapito della qualità del contenuto.

Pertanto, le grindhouse, rimpiazzate dall’home video negli anni Ottanta, erano famose per film di arti marziali, giallo all’italiana, sexploitation, blaxploitation, horror, splatter, slasher, spaghetti-western e tutti quei generi realizzati negli anni Settanta. Una caratteristica di Grindhouse, inoltre, è che includeva alcuni fake trailer diretti da Jason Eisner, Edgar Wright, Rob Zombie ed Eli Roth. Il finto trailer di quest’ultimo si intitola proprio Thanksgiving, uno slasher ambientato durante il Giorno del ringraziamento che ha come serial killer Jeff Rendell vestito da pellegrino.

Dal 2007 Eli Roth sognava di realizzare un lungometraggio ispirato proprio a quel fake trailer e, il suo progetto, lo ha compiuto proprio quest’anno. Il cast è composto da Patrick Dempsey, Addison Rae, Milo Manheim, Jalen Thomas Brooks, Nell Verlaque, Gabriel Davenport, Tomaso Sanelli, Rick Hoffman e Jenna Warren.

Thanksgiving, una scena del film.

Un anno dopo un Black Friday finito in tragedia all’interno di un centro commerciale, un serial killer vestito da pellegrino e con addosso la maschera di John Carver semina il panico nella cittadina di Plymouth, Massachusetts, il luogo d’origine della nota celebrazione americana. Difatti, l’assassino per uccidere usa un’ascia ispirandosi ai rituali del Giorno del ringraziamento e, a essere presi di mira, sono soprattutto un gruppo di ragazzi che hanno probabilmente un conto sospeso con l’assassino, proprio come in So cosa hai fatto (di Jim Gillespie, 1997).

Con tanti ammiccamenti al potere influenzante dei social, l’autore di Thanksgiving critica la società americana capitalista e particolarmente dedita al consumismo. L’inefficienza della legge americana e l’egoismo della società sono due tematiche inserite fin dall’introduzione esilarante del film. La maschera che utilizza l’assassino è per l’appunto quella del separatista inglese John Carver, primo governatore della colonia di New Plymouth (1620) e tra gli artefici della spedizione della nave mercantile Mayflower, che portò alle coste nordamericane i primi coloni puritani (Pilgrim Fathers). Una figura ribelle che non credeva negli insegnamenti della Chiesa d’Inghilterra, proprio come il serial killer che non crede all’efficienza della legge americana.

Il film non ha dei personaggi carismatici ma obiettivamente poco importa in questo caso perché doveva avere il gore più artigianale possibile, cercando per di più di accontentare chi sognava un lungometraggio di quel fake trailer uscito sedici anni fa. Ebbene, questa recensione non può che essere positiva dato che Thanksgiving ha tutto quello che avremmo voluto vedere: ritmo, suspense, violenza (non potrebbe essere altrimenti visto che a dirigerlo è lo stesso di Hostel e di The Green Inferno) e riesce a non farsi prendere troppo sul serio (a tal proposito, guardate anche la scena post credit) pur parlando delle conseguenze esasperate del capitalismo. Thanks Eli Roth.

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Jacky Debach

Isac Jacky Debach nasce a Roma il 30 gennaio 1994. Ha conseguito la laurea triennale in Comunicazione pubblica e d'impresa presso La Sapienza e la laurea magistrale in Cinema, televisione e produzione multimediale presso l'Università degli Studi Roma Tre (DAMS). Ha lavorato come redattore per Cosanepensate.it, come account commerciale per la ME Production SRL e ha collaborato con Madmass.it, Metropolitan Magazine.it e Recensito. Attualmente gestisce la pagina social Cinefusi.it e sta frequentando il Master di primo livello in critica giornalistica presso l’Accademia Nazionale d’Arte drammatica "Silvio d’Amico". Amante del cinema, della musica, della serialità televisiva e del calcio.

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